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Attualità giovedì 09 luglio 2020 ore 11:47

Vi racconto la mia Madonna con la mascherina

La quarta dimensione di Matteo Appignani

Matteo Appignani racconta a QUInewsFirenze l'Annunciazione che ha incuriosito i primi turisti arrivati a Firenze dopo il confinamento per Covid



FIRENZE — Ha realizzato l'Annunciazione di Leonardo Da Vinci inserendo una mascherina chirurgica, un dettaglio che non è sfuggito ai primi turisti arrivati a Firenze dopo il confinamento per Covid 19, l'artista è Matteo Appignani e la sua opera nasconde diversi particolari. 

Abruzzese di nascita ma fiorentino di adozione, di professione madonnaro, Appignani racconta a QUInewsFirenze la sua opera "La quarta dimensione" svelandone i suoi segreti, legati non solo alla presenza della mascherina saltata agli occhi come dettaglio di attualità, ma in realtà piena di riferimenti alla contemporaneità.

Perché hai chiamato l'opera "La quarta dimensione"?

"Il titolo sta a significare che la quarta dimensione, il tempo, unisce diversi eventi temporali in un unico spazio che in questo contesto è rappresentato dal quadro stesso. La scelta di raffigurare il tema dell'Annunciazione di uno dei più grandi artisti del Rinascimento, nasce da una profonda ammirazione per il genio di Leonardo da Vinci, opera in cui il maestro ha dato prova di tutta la sua maestria in ogni aspetto, sia a livello della prospettiva architettonica che cromatica e a livello della conoscenza della natura. Nella mia versione dell'Annunciazione, all'interno dello stesso spazio fisico, convivono eventi lontani nel tempo che hanno cambiato la storia dell'arte e della società. Tali simboli da me rappresentati sono: l'urinatoio di Marcel Duchamp, Fontana, uno degli elementi principali da cui è nata l'Arte contemporanea; la Merda d'artista di Piero Manzoni, continuazione e figlia della provocazione di Duchamp; l'attentato delle Torri Gemelle che ha cambiato il mondo sociale ed economico, dando avvio ad un continuo fenomeno terroristico incentrato sulla paura dell'uomo; il barcone con immigrati, che essi siano bianchi o neri, rappresenta un fenomeno da sempre esistito tra i popoli, nonché una tematica importante dei nostri tempi; i cavi dell'alta tensione uniti alla Croce, simboli che hanno dato un contributo capitale alla società, da una parte la nascita dell'elettricità e dall'altra il simbolo del Cristianesimo e della rinascita. Per ultimo la mascherina chirurgica che rappresenta un punto interrogativo, ovvero se il suo impatto sarà così importante da cambiare la vita dell'uomo entrando nei nostri costumi, oppure sarà un fenomeno circoscritto nel tempo che ben presto ci dimenticheremo".

La quarta dimensione di Matteo Appignani

L'opera è destinata ad arricchirsi di particolari?

"Il tema religioso da me interpretato in chiave moderna, allude all'annunciazione di quello che è accaduto e accade nel mondo in un tempo che non esiste in sé stesso, ma che è la quarta dimensione dello spazio. Questa opera non deve intendersi conclusa, ma in continua evoluzione in risonanza con gli eventi futuri capaci di stravolgere l'umanità".

Com'è nata la tua attività artistica su strada?

"Sono originario dell'Abruzzo ma ho scelto Firenze nel 1996 dopo il liceo artistico di Pescara ho frequentato le Belle Arti a Firenze e mi sono fermato qui perché questa città, soprattutto per un artista classico, è il massimo". 

Come ha inciso il Covid sul tuo lavoro?

"Siamo rimasti fermi fino alla fine di maggio. Per un artista di strada che vive di passaggio e di sole offerte è scioccante. I primi di giugno ci è giunta comunicazione dal Comune di Firenze che avremmo potuto riprendere la nostra attività".

Dal tuo punto di osservazione hai potuto notare un ritorno dei turisti?

"Noi non vendiamo niente quindi passare da una folla di turisti a dieci persone è stato ed è traumatico. I turisti ancora non sono tornati, ci sono francesi e tedeschi ma il vero turismo non esiste, le strade del centro in settimana sembrano ancora in pieno lockdown, qualcosa si muove il sabato".



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