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Attualità lunedì 29 marzo 2021 ore 10:37

"Vi racconto com'è nata la nuova piazza sull'Arno"

L'architetto Paolo Pinarelli del Comune di Firenze racconta a QUInewsFirenze come è nata la progettazione della nuova piazza dell'Isolotto



FIRENZE — Si è occupato di organizzare con i colleghi del Comune di Firenze il Concorso di progettazione per la nuova piazza dell'Isolotto, è l'architetto Paolo Pinarelli che racconta a QUInewsFirenze il laboratorio di partecipazione.

Che effetto fa oggi? 

"Confesso che l'immagine della nuova piazza dall'alto mi ha emozionato. L'ho confrontata mentalmente con le immagini che, quasi dallo stesso punto di vista, avevamo scattato per documentare il luogo del concorso, e la differenza è davvero tanta. Quella piazza ha sempre avuto un'anima, anzi tante anime: quella religiosa della chiesa, con la sua storia così forte, quella laica del mercato, dei negozi, dei chioschi, dei tanti cittadini che l'hanno sempre frequentata e ci si sono sempre riconosciuti. Un'anima che però faticava a esprimersi in un luogo confusionario, con le macchine invadenti, le funzioni mescolate, gli spazi non caratterizzati".

Il percorso partecipativo è iniziato 7 anni fa.

"E' stato avviato nel 2014 con l'Ordine degli Architetti, che ha dato poi sostanza alle richieste del bando di concorso, ha confermato questa ricchezza di contenuti. Fin troppa. Le richieste dei cittadini, in sintesi, erano: più verde, più mercato, più sosta, più spazi per i bambini, più spazi per gli anziani, più... Sommando insieme tutte le richieste ci sarebbero volute dieci piazze".

Ma nel bando è finita una sintesi. 

"Tradurre quelle richieste in un bando di concorso non è stato facile, ma alla fine il bando è uscito, e il tema come prevedibile ha suscitato moltissimo interesse: più di 100 proposte, non solo da Firenze e Toscana ma da varie parti d'Italia e d'Europa. Per metterle a confronto la commissione, presieduta da Stefano Boeri, milanese, ma con un legame speciale con Firenze, si riuniva nel sottotetto delle Oblate in via dell'Oriuolo, un bellissimo spazio con alti soffitti a capriate, dove tutti i disegni potevano essere allineati lungo le pareti e via via selezionati. E tutti sono stati poi esposti nella sede del quartiere, a villa Vogel".

Cosa ha decretato il progetto vincitore? 

"Si è imposto nonostante - o forse proprio grazie a - un certo understatement; a parte la pensilina centrale, per il resto il progetto era giocato più su superfici e texture che non su segni progettuali evidenti. La sua forza è proprio negli accostamenti di piccole campiture, di pavimentazioni tutte diverse ma tutte plausibili e capaci di convivere insieme, per dare il senso di una pluralità di spazi che incarna perfettamente l'anima composita di questo luogo".

La nuova piazza risponde alle aspettative?

"Il riordino di funzioni e di percorsi; vista dall'alto sembra una grande scacchiera, dove ogni cosa ha trovato un suo posto e un suo spazio, con naturalezza, come deve succedere in un luogo pubblico vissuto e non monumentale. La chiesa liberata dalle auto si è proiettata verso l'esterno, il mercato è coperto e riordinato, c'è uno spazio per il gioco dei bambini, per la sosta degli anziani, per prendere un caffè all'aperto. Questa almeno è la sensazione che ho provato vedendo le immagini, e poi andando di persona un sabato mattina a respirare l'atmosfera della piazza".

Quel che conta di più sono le reazioni dei residenti. 

"Credo che molti (non voglio dire tutti) tra gli abitanti e i frequentatori di quella piazza siano contenti del risultato, anche se c'è voluto tanto lavoro e qualche disagio durante i cantieri. Perché quella piazza sospesa tra la città e il fiume oggi sembra che sia sempre stata così: piena di gente, pulita, accogliente... e senza mai tradire la sua anima".

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