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Attualità mercoledì 03 marzo 2021 ore 16:24

"Un nuovo tabernacolo per Riky" il sindaco dice sì

Il padre di Riccardo Magherini ha chiesto al sindaco di installare un tabernacolo a San Frediano. Il primo cittadino ha accolto la richiesta



FIRENZE — Il tabernacolo in memoria di Riccardo Magherini potrebbe tornare presto al suo posto in San Frediano. Il sindaco di Firenze ha accolto la richiesta della famiglia che ha chiesto di ripristinare il manufatto scomparso l'estate scorsa.

Guido Magherini ha rivolto un appello a Dario Nardella, per ripristinare il tabernacolo in memoria di Riky, come viene ricordato a Firenze il giovane dell'Oltrarno morto la notte tra il 2 ed il 3 Marzo di sette anni fa. Il sindaco ha risposto all'appello offrendo la disponibilità dell'amministrazione per allestire un manufatto commemorativo "Capisco molto bene il senso della lettera. Siamo pronti a una collaborazione per fare velocemente un progetto, avanzare la richiesta alla proprietà e alla Soprintendenza e ad altre autorità competenti per ottenere le autorizzazioni".

Un tabernacolo artigianale esisteva già ma è scomparso nella notte il 4 Agosto scorso.

"Caro Sindaco, come sai è dal mese di Agosto che manca il tabernacolo con la foto di Riky in Borgo San Frediano. È stato tolto senza alcun avviso. È stato rubato ai nostri sentimenti" così ha scritto Guido Magherini al sindaco nella lunga lettera firmata "Un ragazzo di San Frediano".

Il testo della lettera "Gridava aiuto, proprio lì, sul retro della chiesa del Cestello, in borgo San Frediano, la mia chiesa, il mio quartiere che mi ha visto bambino, crescere tirando calci ad un pallone, insieme a tanti amici di un rione storico. In cui le case non avevano porte che si chiudevano, ma restavano aperte per accogliere chi non aveva da mangiare. Poteva succedere a tutti. Ma una tavola pronta si trovava sempre e un brodo di trippa non si negava a nessuno. Erano bei tempi, caro Dario, in cui si abitava insieme alle zie, che erano come seconde mamme ed eravamo pieni di tutto l'amore del mondo. La mia era una famiglia di operai: mio babbo Attilio lavorava per Brandimarte e puliva l'argento. La mia mamma Marisa era sigaraia. Abitavamo in via dell'Orto. A quei tempi il prete di riferimento per le famiglie del quartiere era don Cuba che portava, noi giovani, al mare e in montagna, sempre pronto ad aiutare i più deboli. Eravamo i figli di una generazione che aveva vissuto la guerra, aveva conosciuto il fascismo, i tedeschi e le camicie nere. Aveva fatto la resistenza e combattuto per la libertà. Con tanto coraggio, ma anche con tanta paura. La paura che leggevo negli occhi della mia mamma, quando mi raccontava delle grida strazianti, di dolore e di aiuto che uscivano come lame dalle stanze delle torture, proprio accanto al Cestello durante gli interrogatori dei fascisti. Il Cestello era la nostra chiesa, caro Dario, il babbo e la mamma ci si sono sposati con pochi soldi ma con tanti sorrisi, ancora impressi nelle foto in bianco e nero. Io e mio fratello Luciano ci abbiamo fatto la comunione e la cresima, in tempi diversi ma con lo stesso vestito e col fiore all'occhiello. Lo stesso fiore che vorrei mettere a quel tabernacolo che non c'è più, proprio lì, sul retro della chiesa del Cestello, in borgo San Frediano. Quella stessa chiesa riempita da una città intera,, nel giorno del suo funerale. Firenze, la nostra città. Firenze di Riccardo. Caro Dario, ti prego, fai rimettere il tabernacolo, fammi portare un fiore a Riky, alla sua memoria, e perché non succeda più a nessuno". 

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