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Lavoro sabato 27 novembre 2021 ore 14:32

Sindacati in piazza contro la legge di Stabilità

​Cambiare la Legge di Stabilità, questa la richiesta lanciata da Cgil, Cisl e Uil della Toscana, in piazza a Firenze per la mobilitazione nazionale



FIRENZE — Le bandiere di Cgil, Cisl e Uil hanno riempito piazza Santissima Annunziata a Firenze, con delegazioni arrivate da tutta la Toscana per chiedere di cambiare la legge di bilancio su fisco, pensioni, sociale, giovani e sviluppo.

La manifestazione, organizzata dalle segreterie regionali rientra nella mobilitazione lanciata a livello nazionale, con assemblee sui luoghi di lavoro, presidi e manifestazioni sui territori.

In piazza hanno parlato alcuni delegati dei vari settori, uno studente, a nome di chi ancora nel mondo del lavoro non è entrato, e poi i segretari generali di Cgil e Cisl Toscana, Dalida Angelini e Ciro Recce, mentre le conclusioni sono state affidate a Tiziana Bocchi, della segreteria nazionale Uil.

“In questi mesi difficili di crisi e di pandemia - ha detto dal palco Dalida Angelini, segretaria generale Cgil Toscana - siamo riusciti a conquistare misure importanti su lavoro, sicurezza, contratti, appalti pubblici, ammortizzatori sociali. Nessuno ci ha regalato nulla. Ma non ci accontentiamo, questo non basta: troppe crisi industriali, troppi posti di lavoro persi, troppe morti sul lavoro. Finché non avremo risposte la nostra mobilitazione non si fermerà, anzi si intensificherà nei territori, nei luoghi di lavoro, nelle piazze. La nostra non è solo una battaglia sociale e sindacale ma soprattutto per la democrazia, perché senza giustizia sociale la democrazia perde valore. E le risposte servono già nella Legge dI Bilancio, perché l’Italia ha davanti a sé sfide epocali e non può perdere tempo: Pnrr, crisi demografica, transizione digitale, riconversione industriale. C’è un percorso lungo da fare, queste sfide non si vincono senza o contro il mondo del lavoro”.

Per il segretario generale della Cisl Toscana, Ciro Recce, “ci sono almeno tre questioni prioritarie: il fisco, per il quale chiediamo meno tasse per lavoratori e pensionati, che da sempre pagano e pagano anche troppo; le pensioni, per le quali serve un’uscita flessibile, superando la legge Fornero: 62 anni di età o 41 di contributi sono più che sufficienti; i giovani, per i quali serve una pensione di garanzia e la possibilità di costruirsi una pensione complementare. A questi temi si affianca la necessità di dedicare più risorse al sociale, a cominciare dalla non autosufficienza”.

“Questa giornata - ha concluso Tiziana Bocchi, segretaria nazionale Uil - è l’inizio della mobilitazione di Cgil, Cisl e Uil per dire al governo che questa legge di bilancio non ci piace. Non ci piacciono le proposte su pensioni e fisco, non ci piace la mancanza di un confronto vero sullo sviluppo e sulla messa a terra del Pnrr. Oggi siamo in piazza per dire no a quota 102, serve una riforma strutturale per le pensioni che superi la ferita della Legge Fornero. Per questo chiediamo che si possa uscire dal mondo del lavoro o a 62 anni di età o con 41 anni di contributi. Chiediamo anche una pensione di garanzia per i giovani, e per le donne che sia riconosciuto il lavoro di cura che è tutto sulle loro spalle. Infine chiediamo che gli 8 miliardi di taglio al fisco vadano interamente al mondo del lavoro. Le imprese sono già state sostenute, adesso è arrivato il momento di redistribuire una parte della ricchezza a lavoratori e pensionati”.

I 5 assi principali sui quali si articola la piattaforma di Cgil, Cisl e Uil alla base della mobilitazione:

Pensioni: No a quota 102. Serve una pensione di garanzia per giovani, più sostegno a donne, ai lavoratori disoccupati, discontinui e precoci e forti incentivi per la previdenza complementare. Possibilità di pensione: da 62 anni di età, con 41 anni di contributi senza limiti di età. Migliorare Opzione donna e rafforzare l’Ape sociale estendendo la platea dei lavori gravosi e usuranti.

Fisco: Incrementare le risorse da destinare alla riduzione delle tasse a lavoratori e pensionati. Contrastare lavoro nero, evasione ed elusione fiscale. Basta incentivi a pioggia alle imprese.

Sociale: Incrementare le risorse e introdurre i livelli essenziali in vista della legge sulla non autosufficienza. Contrastare la povertà, migliorando il reddito di cittadinanza e potenziando le politiche di inclusione.

Sviluppo: Rafforzare le politiche industriali e di sviluppo. Sbloccare gli investimenti in ricerca, innovazione e formazione. Affrontare le sfide della transizione ambientale e digitale. Risolvere le tante crisi aziendali ferme da troppo tempo al Mise.

Lavoro: Servono investimenti per creare buona occupazione, ammortizzatori sociali universali e politiche attive. Contrastare la precarietà e rilanciare il potere di acquisto di salari e pensioni. Occorre stabilizzare il lavoro e rilanciare le assunzioni nei settori pubblici, a partire da sanità e scuola.


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