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Attualità venerdì 28 febbraio 2020 ore 15:36

Putto del Verrocchio torna nel terrazzo di Giunone

Il terrazzo di Giunone è così chiamato perché in origine era una loggia con colonne che si affacciava sul versante nord-orientale della città



FIRENZE — Il Terrazzo di Giunone, attiguo alla Sala degli Elementi nel museo di Palazzo Vecchio, è stato restaurato ed è tornato ad ospitare il Putto del Verrocchio, anch’esso sottoposto ad accurato restauro nei mesi scorsi, finalmente nella sua abituale collocazione dopo le mostre a Palazzo Strozzi e a Washington. La riapertura alla presenza dell’assessore alla cultura Tommaso Sacchi, della presidente della Fondazione Friends of Florence Simonetta Brandolini d’Adda, e dei tecnici e restauratori coinvolti.

“Siamo orgogliosi - ha detto Tommaso Sacchi assessore alla cultura del Comune di Firenze - che il Putto con delfino di Andrea del Verrocchio, una delle più note icone di Palazzo Vecchio fin da quando Cosimo I de’ Medici lo fece porre sulla fontana al centro del cortile di Michelozzo, torni finalmente nella sua casa originaria appena rimessa a nuovo e splendida come un tempo dopo essere volato negli Stati Uniti per una straordinaria mostra nell’anno leonardiano. Ringraziamo Friends of Florence e la presidente Simonetta Brandolini d’Adda per la sensibilità dimostrata verso il nostro patrimonio culturale: siamo onorati di averla al nostro fianco nella cura per i nostri monumenti e beni storico-artistici”.

“Il ritorno del Putto del Verrocchio dopo le mostre a Palazzo Strozzi e alla National Gallery di Washington e la sua definitiva ricollocazione nel Terrazzo di Giunone appena restaurato dalla nostra Fondazione, completa un luogo di unica bellezza e di grande pregio storico artistico - sottolinea Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence -. Ringrazio a nome di Friends of Florence, Ellen e James Morton, tutto il board della Fondazione, Jon e Barbara Landau, Fabrizio Moretti, cioè i donatori che hanno reso possibile questi interventi, il Comune di Firenze che ci ha offerto questa opportunità, la Soprintendenza che ci ha accompagnati nel lavoro e i restauratori che hanno realizzato gli interventi al Terrazzo di Giunone e al Putto del Verrocchio”.

Il terrazzo di Giunone si trova tra le stanze nuove che Cosimo I de’ Medici fece costruire all’indomani del suo trasferimento dalla residenza di famiglia al palazzo che per oltre due secoli aveva ospitato il governo comunale e repubblicano della città. Ubicato nell’ala sud-orientale del piano nobile del palazzo, fa parte del cosiddetto Quartiere degli Elementi, destinato ad accogliere gli ospiti della corte e costruito sotto la direzione di Battista del Tasso tra il 1551 e il 1555, ma subito dopo modificato dall’architetto e pittore Giorgio Vasari, il principale artefice della trasformazione dell’antico Palazzo dei Priori o della Signoria in una sontuosa reggia ducale. Al Vasari e ai suoi collaboratori si devono i preziosi palchi lignei dipinti, gli stucchi e gli affreschi che decorano le sale del Quartiere con storie della prima stirpe delle divinità mitologiche. Il terrazzo di Giunone, portato a compimento nel 1557, oggi si presenta come una stanza di modeste dimensioni, ma è così chiamato perché in origine era una loggia con colonne che si affacciava sul versante nord-orientale della città, progettata per accogliere, al centro, una fontana e, sul lato interno, una statua antica della dea. La fontana non sarebbe mai stata realizzata, ma resta a rievocarne il progetto l’affresco al centro del registro inferiore della parete interna, rappresentante una finta nicchia con un leggiadro putto alato in bronzo dorato che versa acqua da un vaso, nel mezzo di una vasca circolare, con un piede sopra la testa di un delfino.

Il terrazzo venne trasformato in una stanza chiusa a seguito dei successivi interventi di ampliamento del lato del palazzo prospiciente via dei Leoni. Dal secolo scorso ospita al centro il celebre Putto con delfino di Andrea del Verrocchio, icona di Palazzo Vecchio, ammirato capolavoro di una delle personalità artistiche più importanti del Quattrocento fiorentino: orafo, scultore e pittore, a capo di una fiorente bottega nella quale si formarono maestri del calibro di Leonardo da Vinci, Perugino, Lorenzo di Credi, Sandro Botticelli e Domenico Ghirlandaio. Il bronzo venne realizzato da Verrocchio su commissione di Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico, per una fontana della villa di Careggi, presumibilmente nella prima metà dell’ottavo decennio del XV secolo. Rimase nel cortile di Michelozzo finché tra il 1957 e il 1959 fu deciso di trasferirlo all’interno del museo per motivi di conservazione e sostituirlo in loco con una copia in bronzo del fonditore e restauratore Bruno Bearzi. La sua attuale collocazione rievoca il progetto incompiuto della fontana che Giorgio Vasari avrebbe dovuto realizzare al centro del Terrazzo di Giunone e lo pone in dialogo con l’analogo putto in bronzo dorato che, in vista di quel lavoro, era stato dipinto come «modello» nella parete interna della loggia.



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