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Cronaca venerdì 11 giugno 2021 ore 09:23

Odore di mafia, maxi-confisca per 2 milioni

La confisca è stata eseguita dalle Fiamme Gialle fiorentine
La confisca è stata eseguita dalle Fiamme Gialle fiorentine

Conti correnti, auto e aziende sono stati confiscati dalla guardia di finanza a un imprenditore accusato di riciclaggio e autoriciclaggio



PROVINCIA DI FIRENZE — Una maxi-confisca di beni per un valore di oltre 2 milioni di euro è stata eseguita con decreto ai sensi del Codice antimafia dai finanzieri del comando provinciale della guardia di finanza di Firenze nei confronti di un imprenditore domiciliato nel Fiorentino e indiziato di riciclaggio e autoriciclaggio.

In particolare, all’imprenditore e ad alcuni dei suoi familiari sono stati confiscati una ventina tra conti correnti, libretti di deposito, carte prepagate, strumenti finanziari e polizze vita, 6 autoveicoli, 3 aziende operanti nel settore della lavorazione delle pelli con sedi a Reggio Calabria e Pisa, il 50% delle quote societarie di altra società del settore alimentare con sede a Catanzaro, nonché 8 immobili, tra i quali uno a Tenerife in Spagna.

L'operazione è scaturita dall'inchiesta Vello d'Oro che, nel febbraio 2018, aveva portato all’arresto di 14 persone tra la Calabria e la Toscana per reati che vanno dall’associazione per delinquere all’estorsione, dal sequestro di persona all’usura, dal riciclaggio all’abusiva attività finanziaria, dall’emissione di fatture per operazioni inesistenti al trasferimento fraudolento di valori, anche con l’aggravante del metodo mafioso.

In questo caso, spiega una nota del comando delle Fiamme Gialle, dalle indagini svolte dal nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Firenze era emersa "sia la condizione della pericolosità sociale del predetto imprenditore, gravemente indiziato dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio, sia una forte sproporzione tra il valore dei beni di cui aveva la disponibilità, anche per interposta persona, e il reddito dal medesimo dichiarato".

Sulla base di queste risultanze la procura di Firenze avanzò richiesta di applicazione della misura patrimoniale di sequestro, e adesso è stata disposta anche la confisca degli stessi beni. 

Nell’ambito dell’indagine era stato ricostruito un sistema criminale creato ad hoc e teso da un lato a riciclare i soldi illecitamente acquisiti da due consorterie criminali calabresi e una campana, dall’altro a creare riserve occulte di contante presso varie aziende toscane. Nel contesto erano state attenzionate alcune società, riconducibili all’imprenditore, che "avevano veicolato capitali illeciti di fatto in raccordo tra le società coinvolte e il sodalizio criminale contiguo alle famiglie ‘ndranghetiste dei Barbaro e dei Nirta, attive nella zona del litorale jonico della provincia di Reggio Calabria, nonché personaggi collegati al clan camorristico Lo Russo dell’area nord della città di Napoli", spiegano i finanzieri.

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