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Attualità domenica 04 aprile 2021 ore 17:00

La colombina vola per la Pasqua segnata dal Covid

Il ritorno dello Scoppio del Carro in un centro deserto è stato salutato dal volo perfetto della colombina che ha acceso lo spettacolo pirotecnico



FIRENZE — Il volo perfetto della colombina dalla cattedrale di Santa Maria del Fiore al Carro del Fuoco in piazza Duomo rappresenta, per tradizione, un buon auspicio per la bella stagione, un tempo del raccolto ed oggi della ripartenza. 

"La Colombina ha fatto il suo volo con successo! Speriamo che sia di buon auspicio per Firenze e per tutto il Paese. E con lo Scoppio del Carro, buona Pasqua a tutti" è stato questo l'augurio del sindaco di Firenze, Dario Nardella.

Abbiamo raccolto qui tutte le immagini spettacolari dello Scoppio del Carro nella domenica di Pasqua 2021.

Prima dello Scoppio del Carro è stato effettuato il sorteggio delle partite del Torneo di San Giovanni del Calcio Storico Fiorentino. Le semifinali 2021 vedranno in campo in piazza Santa Croce, i Bianchi di Santo Spirito contro gli Azzurri di Santa Croce ed i Rossi di Santa Maria Novella contro di Verdi di San Giovanni. Le date tradizionali di Giugno con la finale per San Giovanni saranno confermate in base all'andamento dell'emergenza sanitaria.

L'arcivescovo Giuseppe Betori nella sua omelia ha commentato "Il ritorno dello Scoppio del Carro, sia pure senza la gente che gli si stringe attorno, ci induce a cercare di ricomporre nella nostra memoria il significato religioso di questo atto e il messaggio che vuole trasmettere alla città. La distanza fisica a cui la gente è stata tenuta oggi, a causa della perdurante pandemia, aiuta ad andare oltre lo spettacolo di fochi e di botti, per cogliere il senso del modo con cui da secoli Firenze celebra la Pasqua" 

 

 

"Il volo della colombina, fino alla macchina di fuoco che attende fuori dalla chiesa, sulla piazza, per moltiplicarsi in un tripudio di luci e di fragori è un modo per dire che la luce di Cristo non è cosa che possa restare nella chiesa, ma è realtà per sé stessa indirizzata alla vita delle persone e della convivenza sociale. Un tempo il Carro portava il fuoco nuovo in ogni casa, a illuminarla e animarne la vita; oggi si irradia dall’alto per rischiarare e avvolgere i tetti della città tutti insieme; uguale è il messaggio che viene diffuso".

"Sarebbe un gesto falso far risplendere la luce di Cristo nella nostra piazza, cioè nella nostra città, e vivere nella chiusura egoistica che non riconosce gli altri come fratelli. Pasqua è sì festa consolante perché dice speranza, vittoria della vita sulla morte, ma è anche festa impegnativa, perché dice cammino nel sentirsi fratelli e nell’amare fino alla dimenticanza di sé. Guai se il distanziamento sociale, a cui la pandemia ci costringe, dovesse diventare preludio alla scomparsa dell’altro, del fratello dalla nostra vita. La luce di Cristo non è solo splendore di verità, ma è anche fuoco di carità, è verità di amore. Una verità scomoda quella che propone Gesù, perché amare è soffrire: non ci può essere amore senza croce, come lui ci mostra. Ma è anche l’unica possibilità per l’umanità di uscire dalle secche di una cultura che sta soffocando ogni autentica aspirazione del cuore e della mente, chiedendo di assuefarci a modelli standardizzati, programmando le nostre scelte secondo algoritmi che funzionano in base al consenso. Quale sia il volto di una modernità regolata dal “mi piace” e mossa da basse passioni, senza eroismi, lo ha profetizzato Nieztsche, descrivendo l’ultimo uomo”.

"La cultura degli “ultimi uomini” è attorno a noi, rischia di intossicarci tutti; è una cultura narcotizzata, in grado di produrre solo desideri meschini e a basso costo, una cultura di morte prima ancora che la morte giunga, incapace poi di affrontarne il mistero. Abbiamo bisogno di illuminare la grande mistificazione che ci circonda e ritrovare una strada di verità, quella che risplende nel Crocifisso Risorto, colui nel quale dolore e amore non sono separati e la morte risorge nella vera vita. Questa è la luce da cui ci vogliamo far abbagliare nel fuoco della Pasqua! Una scelta si impone – direbbe san Paolo – tra «lievito vecchio» e «pasta nuova, […] azzimi»: «infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!» (1Cor 5,7). Una scelta si impone, se vogliamo dare significato a un rito, quello del Carro, che non può e non deve ridursi a un fenomeno di folklore, ma ha da essere il segno di identità di una città degna della sua storia e per questo aperta al Vangelo che ne ha illuminato tempi colmi di gloria" ha concluso il cardinale. 

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