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Attualità Sabato 09 Maggio 2026 ore 14:00

Il premio von Rezzori a Isabella Hammad

Foto di: Marco Burchi

Il riconoscimento letterario consegnato alla scrittrice palestinese, autrice di "Entra il fantasma", libro scelto nella cinquina di finalisti



FIRENZE — Alla scrittrice di origine palestinese Isabella Hammad è stato assegnato il prestigioso premio letterario Gregor Von Rezzori – Città di Firenze con il romanzo “Entra il Fantasma” edito da Marsilio e tradotto da Maurizia Balmelli.

Il premio, giunto al traguardo della ventesima edizione, istituito ed organizzato dalla Santa Maddalena Foundation presieduta da Beatrice Monti della Corte, è diventato un punto di riferimento per la valorizzazione della letteratura internazionale tradotta in Italia.

Isabella Hammad è stata preferita alle altre opere comprese nella cinquina finalista, “Sulle Tracce di ‘Enayat” di Iman Mersal (Crocetti, nella traduzione di Elisabetta Bartuli), “Il Buon Male” di Samantha Schweblin (Einaudi, tradotto da Maria Nicola), “Ann d’Inghilterra” di Julia Deck (Adelphi, tradotto da Yasmina Malouah) e “L’Eden all’alba” di Karim Kattan (La Nave di Teseo, nella traduzione di Cettina Caliò).

La vincitrice Isabella Hammad, nata a Londra nel 1990, è considerata tra le penne migliori della sua generazione e l’opera premiata a Firenze è attualmente in corso di traduzione in oltre quindici paesi, libro dell’anno per il Times, il Sunday, il New York Times, il Washington Post e Vulture.

Sono molti anche i riconoscimenti già ricevuti ed il libro della Hammad è compreso inoltre tra i candidati al Premio Strega Europeo di prossima assegnazione.

Ecco la motivazione che la Giuria ha composto per l’attribuzione del riconoscimento: “Nell'avvincente romanzo di Isabella Hammad un gruppo di attori palestinesi e la loro regista provano la messa in scena dell'Amleto di Shakespeare in Cisgiordania. Raccontata dal punto di vista di Sonia, una giovane anglo palestinese che si è lasciata alle spalle Londra e una relazione finita per andare a trovare la sorella ad Haifa, l'appassionante storia di Hammad si interroga su cosa accada all'immaginazione quando è soggetta a coercizione. Cosa sopravvive? Che impronta lascia il suo fantasma? Ciò che rende impossibile interrompere la lettura di “Entra il fantasma” è il suo rifiuto di accettare risposte facili. Mentre Sonia si destreggia tra il suo lavoro sul palco e le tensioni familiari, finiamo invece per riconoscere qualcosa di essenziale e necessario nella determinazione donchisciottesca della compagnia teatrale di mettere in scena Amleto sotto la sorveglianza delle autorità israeliane. La scrittura di Hammad, che si muove con disinvoltura tra il lirico e lo stridente pur rimanendo sempre bella e profonda, ci guida attraverso momenti difficili con acuta intelligenza e generosità. “Entra il fantasma” ci invita a confrontarci con alcune delle questioni più urgenti del mondo odierno: qual è il potere della creatività di fronte all’oppressione e alla violenza? Cosa significa rimanere liberi quando si vive in un regime di occupazione? Questo romanzo testimonia la capacità di una scrittrice di talento di realizzare un libro irresistibile, profondamente toccante e indimenticabile”.

Aggiungiamo che l’opera della Hammad è un inno al potere della letteratura e del teatro, alla forza delle parole e alla resistenza che la cultura è ancora in grado di fare all’oppressione.

Nel breve discorso di ringraziamento che la Hammad ha tenuto nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio la forza delle parole è stata infatti sottolineata così come sono stati richiamate le tensioni del presente, per concludere dicendo “free Palestina”.

Il premio riservato alla migliore traduzione è andato a Yasmina Melaouah per la traduzione del libro “Malinconia dei Confini, Nord” di Mathias Enard (edizioni e/o), dal quale durante la cerimonia di premiazione l’attrice Sonia Bergamasco ha letto alcuni estratti.

E mentre il pubblico sfollava dalla Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, sulla parete è rimasta proiettata la foto della sepoltura dove giace Gregor Von Rezzori, lo scrittore che ha voluto bene a Firenze, alla Toscana ed al Valdarno e di cui l’amico Claudio Magris una volta ha detto: “Ci ha lasciato tante storie indimenticabili, è stato soprattutto una lanterna magica della pluralità, dell’ambivalenza dell’individuo contemporaneo, precaria e provvisoria molteplicità che fa presto a dissolversi in tanti frammenti. Ma anche una sua paradossale moralità. Una volta gli ho detto che gli volevo bene anche perché, se talora mentiva agli altri, non mentiva mai a se stesso, non se la dava ad intendere.”

Marco Burchi
© Riproduzione riservata


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