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sabato 24 agosto 2019

Attualità lunedì 22 luglio 2019 ore 11:47

Farmacia Pitti, lo sfratto in Consiglio comunale

L'opposizione interroga l'amministrazione fiorentina in merito a possibili interventi per mantenere aperta l'attività di piazza San Felice



FIRENZE — In Palazzo Vecchio l'opposizione di sinistra presenta una domanda di attualità, per capire se e come il Comune intenda muoversi per tutelare l'attività del quartiere che avrebbe ricevuto lo sfratto nel fine settimana "Abbiamo letto con grande preoccupazione dello sfratto per la Farmacia Pitti notificato venerdì a Piero Pacenti - hanno spiegato i consiglieri Antonella Bundu e Dmitrij Palagi oltre a Tommaso Grassi, Firenze Città Aperta - il farmacista che ha combattuto, sostenuto dai residenti della zona, per ottenere una riduzione del cantiere, autorizzato dall'amministrazione comunale, montato per la trasformazione del palazzo" cantiere poi concluso con la riapertura della facciata.

 "Pensavamo - hanno proseguito i tre - che la vicenda potesse essersi conclusa, dopo un lungo tira e molla, con una riduzione parziale dell'ingombro del cantiere che aveva comunque creato, per mesi, disagi e danni alla farmacia, che ha già rischiato di chiudere. La volontà della proprietà ormai è chiara: nonostante le promesse prese davanti alla cittadinanza, pare che si sia deciso di buttare fuori la farmacia del quartiere, che rappresenta non solo un luogo storico, ma anche un punto di riferimento sociale per il rione".

"Occorre un coinvolgimento della cittadinanza e una forte sollecitazione della proprietà da parte della nostra Città, con il massimo impegno della politica. Non possiamo accontentarci di qualche dichiarazione sulla stampa e di un generico incontro, per cui vogliamo essere rassicurati rispetto al percorso che verrà seguito. Il Comune deve mettere in atto ogni strumento, per bloccare la speculazione del privato. Il modello di gestione del centro storico che vorremmo è la cosa più lontana da quella che abbiamo visto nel palazzo della farmacia Pitti: il privato che compra interi palazzi per trasformarli in strutture turistiche, passando sopra ai servizi di interesse pubblico, come la farmacia; cantieri invasivi, lavori lunghi mesi e mesi, che modificano persino i tracciati delle linee di trasporto pubblico; scarso rispetto nei confronti della cittadinanza che critica questo tipo di operazioni" hanno concluso Antonella Bundu, Dmitrij Palagi e Tommaso Grassi.



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