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Attualità giovedì 19 maggio 2016 ore 12:01

Dagli Uffizi, uno sguardo sul novecento

Dal 17 maggio al 4 settembre la Sala Edoardo Detti ospita una mostra dedicata ai disegni degli artisti vissuti a cavallo fra le due guerre



FIRENZE — In esposizione ci saranno 37 opere, fra disegni e stampe, per lo più sconosciute al grande pubblico e riferibili ai primi 30 anni del novecento, la collezione è costituita da una significativa selezione di acquisizioni pervenute tramite donazioni o acquisti al Gabinetto Disegni e Stampe dal 2004 al 2015, se si esclude una sola opera donata nel 1986.

“L’invenzione della fotografia, i nuovi linguaggi dell’arte astratta delle avanguardie e le tragedie umane del Novecento hanno fondamentalmente trasformato la ritrattistica del XX secolo – afferma il Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt -. Queste opere, presentate per la prima volta nella mostra, essendo su carta e quindi più delicate, risultano tra le meno conosciute della collezione degli Uffizi, la più antica e ricca raccolta di autoritratti al mondo”. 

La scelta di quei fogli, eloquenti testimonianze della complessità dei primi decenni del cosiddetto ‘secolo breve’, segue una chiave di lettura che privilegia la rappresentazione di figure e volti, ritratti o  autoritratti indagati con efficace introspezione psicologica. 

Nasce così un doppio gioco di rimandi: lo sguardo dell’artista sul personaggio oggetto della sua attenzione, e lo sguardo del ritrattato verso l’osservatore; entrambi evidenziano le varie modalità con cui il genere del ritratto ha resistito tenacemente alla dissoluzione della rappresentazione realistica della figura umana, attraversando l’arte del secolo scorso. 

“La particolare chiave di lettura adottata per la presentazione delle acquisizioni esposte - aggiunge Marzia Faietti, curatore del Gabinetto Disegni e Stampe delle Gallerie degli Uffizi - intende valorizzare la costante aspirazione al moderno, se non addirittura al contemporaneo, riscontrabile nella collezione grafica degli Uffizi sin dal nucleo iniziale delle raccolte medicee. La scelta cronologica delle acquisizioni relative al Novecento, d’altra parte, è motivata dalla densità storica di quel secolo, che in fondo ci siamo lasciati alle spalle da poco, ma che viceversa sembra assai lontano, anche se gli avvenimenti più drammatici della sua prima metà hanno lasciato tracce indelebili nella memoria individuale e collettiva”.

Il taglio interpretativo suggerisce percorsi che indagano le diverse declinazioni dell’arte in quei brevi e intensi decenni, soprattutto in Toscana, tra realismo, avanguardie e radicamenti nella locale tradizione figurativa. Se ne evince la persistenza del ritratto in un contesto storico segnato dalle religioni secolari della nazione, dello stato, della classe e della razza. Sono sguardi che preannunciano eventi drammatici o che si sottraggono al confronto con altri sguardi, nel tentativo di Tale ambivalenza emerge con chiarezza negli artisti selezionati: da Anders Zorn a Giannino Marchig, da Emilio Mazzoni Zarini a Giovanni Costetti, e ancora Aselmo Bucci, Ram e Thayat, Giuseppe Lunardi, Pietro Bugiani, Kurt Craemer, Primo Conti, Mario Romoli, Giuseppe Lanza del Vasto, Alberto Giacometti e Marino Marini.

 Il tema è in definitiva la riaffermazione dell’individualità davanti al divenire di una modernità che ridisegna costantemente il nesso tra singolo e collettività, osservata in quegli anni cruciali tramite lo sguardo degli artisti, capaci di cogliere attraverso la rappresentazione del corpo e in particolare del volto il processo di formazione dell’identità. 



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