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Attualità giovedì 06 maggio 2021 ore 09:49

Al Meyer la banca del latte materno compie 50 anni

Una delle più antiche d’Italia, prima per grandezza ha avuto un ruolo pionieristico nell’organizzare un sistema di raccolta a domicilio sul territorio



FIRENZE — La Banca del latte materno del Meyer compie cinquant’anni e l’Ospedale pediatrico fiorentino ha scelto la data simbolica della Festa della mamma per celebrare l'evento.

Grazie alla solidarietà di migliaia di mamme la Banca è cresciuta costantemente nel tempo, riuscendo ad aiutare dai neonati prematuri ai lattanti resi fragili da una o più patologie.

In questi cinquant’anni di attività, la Banca del Meyer ha raccolto, trattato e distribuito 87.600 litri di latte materno, (l’equivalente di 1685 damigiane) arrivando a trattarne fino a 2500 litri ogni anno. Si tratta, a livello quantitativo, di una cifra record a livello nazionale. A donare sono state 13mila donne mentre a ricevere il prezioso alimento sono stati ben 20mila bambini, ricoverati al Meyer o in qualunque altro ospedale regionale e, talvolta, anche fuori dalla Toscana.

Chi entrerà in ospedale, a partire da domani, troverà all’ingresso uno striscione con cui l’ospedale e la sua Fondazione ricordano la ricorrenza e ringraziano le donatrici. Per l’occasione, la Fondazione Meyer ha regalato alla Banca del Latte un nuovo mezzo per la raccolta a domicilio che è pronto a entrare in azione: un furgone refrigerato e predisposto per il trasporto in sicurezza e a temperatura protetta del latte.

La storia di Marina, una delle prime donatrici della Banca: cinquant’anni fa, appena diventata mamma, scelse di aiutare altri bambini con il suo latte. E venticinque anni dopo, da nonna, ha visto la sua generosità tornare indietro, perché proprio grazie alla Banca il suo nipotino ha ricevuto il latte di cui aveva bisogno. È lei a lanciare un appello alle giovani donne perché portino avanti questa tradizione di solidarietà.

Il Meyer spiega che "La comunità scientifica è ormai concorde nel riconoscere che il latte materno rappresenta la miglior fonte di nutrimento nelle prime fasi della vita. I vantaggi sono molteplici: favorisce la tolleranza alimentare e la colonizzazione intestinale da parte di germi simbiotici, protegge dalle infezioni e promuove lo sviluppo fisiologico di organi e apparati. Purtroppo non sempre i neonati che ne avrebbero più bisogno possono disporre in modo adeguato del latte delle loro madri. Ed è qui che entra in gioco la solidarietà delle altre donne e l’impegno delle Banche del latte. Oltre ai neonati di basso peso, possono trarre notevoli benefici dal latte umano donato i lattanti affetti da patologie gastrointestinali, metaboliche, cardiache, renali, immunitarie o da altre condizioni caratterizzate da ridotta tolleranza alimentare, che richiedono un nutrimento il più equilibrato e digeribile possibile".

Il Meyer ha sostenuto l’allattamento materno anche negli anni ‘60. Già all’epoca, i pediatri che lavoravano nell’Ospedale fiorentino dedicato ai bambini erano convinti che in assenza del latte fornito dalla madre naturale, quello umano (donato da altre madri) fosse la migliore scelta per i neonati prematuri o con patologie. E gli studi scientifici hanno confermato che quella intuizione era esatta. Fu una scelta rivoluzionaria: nel 1970 le donne che allattavano al seno in Italia erano solo il 49%. Il primo obiettivo della Banca, quindi, fu quello di promuovere la scelta dell’allattamento materno e creare una cultura nella donazione nella popolazione. Dopo un periodo di rodaggio iniziale, dai primi di Marzo del 1971 fu organizzato anche il sistema di raccolta domiciliare che continua ancora oggi. Negli anni è stato portato avanti anche un importante lavoro sotto il profilo della sicurezza: chi sceglie di donare una parte del proprio latte, accetta sempre di sottoporsi a un semplice, ma necessario controllo, simile a quello effettuato per i donatori di sangue, che avviene presso i centri trasfusionali. 

Alla fine degli anni ‘90, la Banca del Meyer iniziò la collaborazione con le altre cinque Banche presenti in Toscana che portò alla costituzione della Rete Regionale. 

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