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Attualità lunedì 07 settembre 2020 ore 13:37

Affreschi di Colonna ritrovati a Palazzo Niccolini

Lo ha annunciato la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato



FIRENZE — Un ciclo di affreschi eseguito nella seconda metà del XVII secolo dal noto pittore Angelo Michele Colonna per Palazzo Niccolini in via dei Servi a Firenze, è stato ritrovato grazie ad una ricerca di archivio, lo ha reso noto la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato. 

Gli affreschi furono strappati negli anni '50 e trasportati su tela. Non furono mai riposizionati e ad oltre sessant’anni dalla loro rimozione non risultavano più noti agli studi. La ricerca è avvenuta all'interno dei depositi della Soprintendenza, tra i materiali di provenienza ignota.

Si tratta di architetture dipinte che ricoprivano pareti e soffitti degli ambienti della Galleria realizzata all'interno di Palazzo Niccolini nell'ambito dei lavori di ammodernamento commissionati da Filippo, primo marchese di Ponsacco e Camugliano, allora proprietario del palazzo. Il Colonna, pittore celebrato dalle corti italiane e straniere, aveva qualche anno prima affrescato per i Medici alcune sale dell’appartamento estivo del Granduca a Palazzo Pitti.

Nel 1956 fu intrapreso il restauro del Palazzo per destinarlo a sede del Provveditorato alle Opere Pubbliche, poiché la Galleria si presentava già allora ridotta a circa un terzo della sua estensione originale, a seguito della decisione di modificare gli ambienti per ricreare una loggia aperta, gli affreschi furono strappati e trasportati su tela.

Le recenti ricerche effettuate dall'architetto Clausi, funzionario della Soprintendenza, all'interno dell'archivio Niccolini hanno riportato alla luce i pagamenti ad Angiolo Michele Colonna confermando l’importanza e la magnificenza del ciclo, stimolandone la ricerca all'interno dei depositi della Soprintendenza, tra i materiali di provenienza ignota. È stata quindi avviata una ricognizione all’interno dei depositi, a cura dell’architetto Clausi in collaborazione con la dottoressa Vanessa Gavioli, responsabile dei depositi, e con l'architetto Hosea Scelza, funzionario competente per territorio, conclusasi con il ritrovamento del suddetto ciclo decorativo così come si presentava al momento della rimozione.

Gli affreschi, ad oggi, presentano diverse alterazioni della cromia originale, alcune parti sono meglio leggibili di altre, secondo una ovvia discontinuità conservativa causata dal trauma dello strappo e dell’arrotolamento, nonché dalla giacenza nei depositi per oltre sessant’anni. Nonostante l’apparente opacizzazione dei colori e lo strato di sedimentazioni diffuse sulle superfici, il potenziale di recupero dell’originario splendore è piuttosto elevato, pertanto la Soprintendenza del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (MiBACT) ne ha caldeggiato il restauro presso il Provveditorato alle Opere Pubbliche che in questi giorni ha emanato la determina per l’affidamento dell'incarico.

Considerata la natura degli affreschi in questione, progettati e realizzati in stretta correlazione con l'involucro architettonico, sono state svolte indagini preventive al fine di verificare la possibilità di ricollocazione nella sede originaria. L'operazione, seppur complessa, è risultata possibile e sarà oggetto di un apposito progetto da attuarsi in collaborazione tra Soprintendenza e Provveditorato, al fine di restituire alla città di Firenze un brano fondamentale per la storia dell’arte e dell’architettura del Seicento.



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