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Attualità mercoledì 29 maggio 2024 ore 08:00

“Do you Remember la nostra Firenze degli anni ‘70 e ‘80”

Un incontro con Massimo Pieri su una Firenze unica di quegli anni, un libro per chi è curioso e per chi li ha vissuti perchè "il ricordo è felicità"



FIRENZE — Un libro che ripercorre ed elenca con nostalgia le caratteristiche e lo stile di vita degli anni ‘70 e ‘80 senza il chiedersi o il confondersi degli autori, Massimo Pieri e Marco Ciappelli classe 1962, su domande e questioni “se la vita fosse meglio allora o ai tempi di oggi” ma bensì ricordando con allegria aneddoti, personaggi, compagnie e stili di vita ai tempi della “non tecnologia”.

“Do you Remember la nostra Firenze degli anni ‘70 e ‘80" è stato il protagonista dell'icontro che si è svolto ad Itaca alla presenza del padrone di casa Paolo Ciampi.

Per chi li ha vissuti, leggere il libro significherà ricordare cose e personaggi che gli anni hanno offuscato ma che improvvisamente al solo nominarli ritornano in mente insieme a tante storie e situazioni.

Parla Massimo Pieri: “Avendo 62 anni e avendone avuti 18 in quel periodo mi sento fortunato. Prima di questo ci era venuto in mente di fare un libro sulle compagnie specifiche di Firenze e così facemmo nel 2010. Avevamo come testimonianza il diario del 1978 di Marco Ciappelli con 111 compagnie elencate e scritte a penna. Su internet si ritrovano i paninari e le prime compagnie di Milano mentre di Firenze e delle sue famosissime companies e movida non ve n’è traccia.

Allora per questo nuovo libro abbiamo preso carta, penna, computer e bicicletta. Abbiamo raccolto testimonianze, aneddoti, foto e adesivi, intervistato alcuni protagonisti dell’epoca e cercato i vecchi locali, il tutto in otto mesi. Eh sì perchè noi avevamo gli adesivi, non le pubblicità sul telefonino o lo sticker nei messaggi. Ogni negozio aveva il suo adesivo, ogni compagnia aveva il suo che si attaccava sulla vespa.

Noi ci identificavamo nella company, noi eravamo i Bombers, i Golden Boy o la Compagnia Zero di via Rattazzi. Ognuno si faceva la “fruit of the loom” con il nome della compagnia e poi avevamo il “Ciao” a pedali e chi era fortunato con il variatore perchè altrimenti non andava in salita. Le ragazze avevano il “Boxer”. Poi a 16 anni arrivava la vespa Primavera che poi diventerà ET3 nuova versione e successivamente il PX. Chi aveva il Garelli e chi il Betino a marce.

Dall'80 arriva anche il termine "il giusto" o il fricchettone con il Cagiva.

I ricordi più bellini della vita quotidiana sono anche il gettone telefonico, il lucchetto al telefono quando mamma si arrabbiava per le troppe telefonate e il Duplex. Chi aveva la sfortuna di averlo era in lotta continua con la famiglia accanto per telefonare. Siamo andati in giro a far le foto dove c’erano i locali e ne abbiamo trovati almeno settanta insieme a tante testimonianze tipo quella su Renato zero che serviva le penne rosè nel locale diventato poi il Divina.

Si nomina il mitico cinema Universale a San Frediano e di “quello” che entrò nel cinema con la moto e alla proiezione di Profondo Rosso scrisse pure il nome dell'assassino all’ entrata del cinema. E di Massimo Iacomelli che prende la casa del popolo di Peretola e lancia il Tenax con i primi concerti, uno al pomeriggio e uno la sera. E ha creato la moda del Tenax a Firenze. E ancora oggi è un locale internazionale. Era anche la stagione delle radio libere e delle TV private e anche di questo si parla.

Il nome dei cocktails, i jeans Levi’s e dove si compravano come al Vecchio Armadio: i Cimosa etichetta rossa, i Camperos, El Charro, le cinture con la fibbia oggigiorno improbabile e i giubbotti con le spalle enormi. Tutta la varietà dei negozi di quartiere, il civaiolo, la ferramenta la mesticheria, la merceria di quartiere, il negozio di dischi.

Un simbolo di quegli anni è il film Il Tempo delle Mele. Si parla anche delle feste in casa e di quando tutti vestiti bene si partiva ballando il lento”

Chiara Lam Nang
© Riproduzione riservata


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