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Lavoro Venerdì 26 Luglio 2019 ore 10:06

​Mercatone Uno, la cassa integrazione non basta

Dopo la richiesta del reddito di cittadinanza, istituzioni e sindacati chiedono notizie sul futuro dell'attività e sulla ricollocazione dei dipendenti



BOLOGNA — Ai tavoli ministeriali è stata riconosciuta la cassa integrazione ai lavoratori della Mercatone Uno, dopo il fallimento dei mesi scorsi. Due i negozi in Toscana che tra Calenzano e Navacchio occupano 57 lavoratori. Ad incontrare e sostenere le richieste dei sindacati è stato nelle scorse settimane Gianfranco Simoncini, il consigliere per il lavoro del presidente della Regione Toscana. Simoncini ha dichiarato che la Regione Toscana "è disponibile a favorire, attraverso i suoi strumenti legislativi e operativi, ogni serio progetto di rilancio, a livello nazionale o locale, dell'attività".

Il fallimento della Shernon Holding, che aveva acquisito dall'amministrazione straordinaria della Mercatone Uno anche i punti vendita di Calenzano e Navacchio, ha comportato la sospensione da ogni attività per i lavoratori.

La Regione Emilia-Romagna, intanto, ha commentato il provvedimento come "insufficiente a garantire condizioni di vita dignitose". "Che gli ammortizzatori così concessi non risolvessero il problema del reddito dei lavoratori - ha detto l'assessore alle attività produttive, Palma Costi - lo avevamo già sottolineato, tant'è che lo stesso presidente Bonaccini ha più volte suggerito al Governo di valutare l'applicazione del reddito di cittadinanza a questi lavoratori. E pur riconoscendo l'impegno del Ministero e dell'Inps per liquidare i trattamenti di fine rapporto, sarebbe importante avere il quadro completo della reale liquidazione di quanto spettante ai lavoratori. Ma diventa fondamentale sapere se esistano prospettive reali di riattivazione della rete dei punti vendita con possibile rioccupazione degli addetti. Riattivazioni indispensabili, come più volte ribadito, anche rispetto alla vendita dell'azienda, certamente più appetibile con negozi aperti. Inoltre è indispensabile capire quali prospettive il Governo può attivare per coloro che intendono accedere ad altre attività occupazionali senza perdere diritti e avendo strumenti adeguati, come ad esempio la formazione".


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