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martedì 19 novembre 2019

Attualità mercoledì 24 giugno 2015 ore 14:42

Betori preoccupato per il degrado di Firenze

Secondo il cardinale la città deve prepararsi alla visita di novembre di Papa Francesco restituendo dignità e sicurezza ad alcuni luoghi allo sbando



FIRENZE — La città non è pronta ad accogliere il Santo Padre tra 5 mesi. E non tanto dal punto di vista spirituale, quanto piuttosto da quello del decoro urbano.

Un allarme che arriva dalla Curia, direttamente dal cardinale e arcivescovo Giuseppe Betori che durante la sua omelia in occasione delle celebrazioni di San Giovanni, patrono della città, ha puntato il dito contro il degrado di alcune zone di Firenze.

Secondo Betori infatti la città deve prepararsi al Convegno nazionale ecclesiale della Cei, "con le menti e dei cuori, ma anche con il ristabilimento della dignità e della sicurezza dei luoghi, attraverso un'efficace azione di contrasto al degrado in cui tutti dobbiamo sentirci impegnati".

Da qui l'affondo nei confronti di chi deturpa l'immagine e i tesori artistici e culturali della città. 

"Firenze - ha detto Betori -, la nostra città, non può essere trattata come uno spazio in cui ciascuno ha il diritto di trasgredire, di danneggiare e di esprimersi in modo indegno di un essere umano".

Nel corso dell'omelia pronunciata nella cattedrale di Santa Maria del Fiore e cui hanno assistito anche il prefetto cittadino uscente, Luigi Varratta, che la moglie del presidente del consiglio, Agnese Landini, il porporato ha anche toccato un tema caro alla tradizione cattolica, quello dell'indisponibilità della vita.

Guai, ha detto Betori, a considerare la vita come un diritto piuttosto che un dono.

"Vale questo - ha spiegato l'arcivescolo -, e ne vediamo le catastrofiche conseguenze, nel modo con cui si orientano le forze che dominano la vita economica e sociale; vale, e le conseguenze sono non meno esiziali, per come non pochi si pongono di fronte alla generazione della vita, pretesa come un diritto e, per questo, disposti perfino a staccarla dal riconoscimento delle sue radici paterne e materne. Se un figlio non è più accolto come un dono, ma preteso come un diritto, vince l'idea che lo si possa ottenere a qualunque costo, anche fuori dal contesto di un amore che lo generi, comprandone al mercato i fattori costituenti, o strappandolo - a un prezzo anch'esso legato al mercato - dal seno che lo ha generato".



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