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Cronaca lunedì 16 settembre 2019 ore 10:14

Estorsioni alla Juve, perquisizioni in Toscana

L'inchiesta sul bagarinaggio e sui ricatti al club bianconero ha toccato anche il capoluogo toscano. Dodici i capi ultras finiti in manette



TORINO — E' arrivata anche in Toscana l'inchiesta sul bagarinaggio che ha fatto finire in manette dodici capi ultras della Juventus. L'inchiesta, coordinata dalla procura di Torino, ha stretto il cerchio attorno ai capi e ai referenti dei principali gruppi di ultras bianconeri. Le accuse sono di associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata. Tra le città italiane toccate dalle perquisizioni c'è anche Firenze, oltre ad Alessandria, Asti, Biella, Como, Savona, Milano, Genova, Pescara, La Spezia, L'Aquila, Mantova, Monza e Bergamo. 

L'indagine è stata condotta dalla Digos e dal gruppo criminalità organizzata della procura torinese. 

Quella che è emersa, spiegano gli inquirenti, è una "precisa strategia estorsiva" dei confronti della Juve. Da quanto emerso, la decisione della società bianconera di togliere una serie di privilegi ai gruppi ultras al termine del campionato 2017/2018, ha fatto fatto scattare la reazione dei capi dei gruppi di ultras che si sono organizzati per ottenere di nuovo quei privilegi. Uno dei principali gruppi, quello dei 'Drughi', era riuscito a mettere su un sistema per cui recuperava centinaia di biglietti per le partite allo Stadium con "una capillare attività" in tutta Italia, grazie anche a negozi abilitati compiacenti. 



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