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domenica 22 marzo 2020 ore 09:00

“Andrà tutto bene”

Certo, andrà tutto bene. Ma la frase che ci piacerebbe di più ascoltare sarebbe: “Operiamo affinché vada tutto bene”.



FIRENZE — Tutti dobbiamo essere consapevoli che siamo in guerra. Tutti dobbiamo essere consapevoli che per vincerla, a differenza dei nostri nonni nel secolo scorso, non ci viene chiesto di imbracciare armi ma di starcene nelle nostre case, in pantofole e sul divano. Tutti dobbiamo essere consapevoli che ci sarà un dopoguerra e come ci insegna la nostra storia, potrebbe essere una grande unica occasione per un nuovo rinascimento, per un rilancio dell’economia, della cultura, per la riscoperta del valore del contatto diretto tra persone, per passare dall’epoca della comunicazione a quella della relazione.

Tutti abbiamo qualcosa da fare perché vada tutto bene.

Chi governa i Paesi, il Mondo, le nostre comunità locali. Donne e uomini come noi che hanno sulle spalle la immane responsabilità di decidere che cosa fare, quali provvedimenti prendere, quali misure adottare, di fronte ad un evento assolutamente straordinario, inatteso, di dimensioni inimmaginabili, con effetti che possono essere catastrofici. Essi devono trovare la giusta strada tra esigenze diverse, tutte, o quasi, legittime: la salute e sopravvivenza del proprio popolo (tutto!), la limitazione delle libertà, l’inadeguatezza delle strutture rispetto alle dimensioni del problema, il sostegno economico a tutti i cittadini, il mantenere operative attività che sono necessarie al vivere quotidiano, sostenere l’economia, la borsa, lo spread, il patto di stabilità, ecc… In verità, alcuni hanno manifestato delle discutibili scale di priorità; ma lo sappiamo le culture anglosassoni sono state e sono la patria del neoliberismo più sfrenato che ha nell’individualismo uno dei suoi valori fondanti: il benessere della collettività si raggiunge perseguendo individualmente il proprio benessere, sosteneva Wilfredo Pareto.

I medici e tutto il personale sanitario: i veri eroi di questa situazione. Donne e uomini che stanno donando tutto se stessi per salvare quante più vite umane sia possibile. Donne e uomini, anche giovanissimi, che lavorano 20 ore al giorno per cercare di compensare con il loro impegno e la loro dedizione la crescente inadeguatezze delle attrezzature a disposizione e che sempre più spesso si trovano nella condizione di dover prendere decisioni terribili, che nessun essere umano dovrebbe mai dover affrontare.

Le Forze dell’Ordine. Anche queste donne e questi uomini stanno lavorando con dedizione e coraggio per far applicare a noi cittadini delle semplici, banali, norme emanate per proteggerci. E, invece, troppo frequentemente si trovano a dover fronteggiare comportamenti irresponsabili e irrispettosi del loro lavoro, in nome di un travisato concetto d libertà. La LIBERTÀ INDIVIDUALE è un valore inalienabile ma trova, indipendentemente dal sistema politico, un unico e indiscutibile limite che è rappresentato dal pregiudizio che il suo incontrollato esplicarsi può arrecare a sé stessi ed ad altri. Pericle lo disse chiaramente quando enunciò il suo discorso sulla democrazia.

E coloro che stanno continuando a lavorare per assicurare a tutta la collettività almeno il minimo che consenta il vivere quotidiano? Parliamo di lavoratori che operano per produrre attrezzature e mezzi di protezione per combattere questa battaglia, di coloro che producono i farmaci di cui abbiamo bisogno, di coloro che operano nelle filiere che ci consentono di poterci alimentare, di coloro che assicurano i servizi pubblici (acqua, gas, elettricità, rifiuti, trasporti, ecc.), di coloro che lavorano per la manutenzione delle infrastrutture che utilizziamo (strade, edifici, impianti, ecc.), di coloro il cui lavoro è necessario affinché noi si sia informati, ecc.. Sono davvero tanti coloro che stanno affrontando condizioni di lavoro difficili e pericolose con grande senso civico nell’interesse di tutti.

E poi ci siamo noi, che abbiamo un compito apparentemente semplice ma che è fondamentale perchè “vada tutto bene”! Se noi non stiamo a casa, se noi non riduciamo drasticamente i nostri contatti con gli altri, se noi non applichiamo le banali regole di salvaguardia che ci sono state indicate, vanificheremo in un attimo tutto il lavoro ed il sacrificio dei nostri concittadini. Stare a casa serve ad evitare contagi, non correre, non andare in bici è necessario per evitare anche banali incidenti che potrebbero costringerci ad andare in ospedale e distogliere medici ed infermieri dalla guerra che stanno combattendo in prima linea.

Se non facciamo questo non dimostreremo la nostra libertà ma solo la nostra stoltezza.

Allora, cambiamo il nostro atteggiamento, comprendiamo quanto ciascuno di noi è determinante perché si possa vincere questa battaglia e comportiamoci di conseguenza.

Cambiamo il nostro slogan da “Andrà tutto bene” a “Operiamo affinché vada tutto bene”.

Marco Migli - Direttore QUInews
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