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Nada e Ginevra Di Marco, anime libere in teatro

Venerdì 17 al Teatro Romano un concerto con due interpreti italiane, un dialogo intenso tra canzone d'autore, musica popolare e ricerca musicale.



FIESOLE — Ci sono artisti che spendono un'intera carriera a proteggere il recinto del proprio successo, e ci sono anime inquiete che quel recinto preferiscono abbatterlo per esplorare altre strade.

Definire Nada, cantautrice, scrittrice, attrice, è complesso. La sua carriera rappresenta uno dei viaggi più coraggiosi e imprevedibili della nostra cultura.

Tutto comincia quando nel 1969 sul palco del Festival di Sanremo sale una quindicenne toscana con il brano Ma che freddo fa, che diventerà il successo globale che tutti noi oggi canticchiamo ancora. Due anni più tardi trionferà di nuovo sul palco dell'Ariston in coppia con Nicola Di Bari grazie a Il cuore è uno zingaro. In questa prima fase, Nada incarna la ragazza prodigio guidata dai più grandi autori del periodo. Un successo così vasto che a molti avrebbe fatto piacere cristallizzare. Nada però decide di rischiare e di portare avanti una svolta radicale. Dall’incontro con Piero Ciampi, geniale e tormentato cantautore livornese, nasce un sodalizio che porterà all’uscita dell’album Ho scoperto che esisto anch'io, un'opera lontana dalle logiche del mercato e dalle canzonette radiofoniche. Da questo momento Nada smette di essere un semplice strumento nelle mani dell'industria e comincia a imporre le proprie necessità espressive. Nei decenni successivi attraverserà i generi più disparati con incredibile disinvoltura, firmando hit trascinanti come Amore disperato nel 1983, per poi esplorare territori più oscuri e graffianti, evolvendo in una vera e propria icona del rock alternativo e della musica indipendente italiana, stimata e ricercata dalle nuove generazioni di musicisti. Quella di Nada non è stata una semplice carriera, ma una lezione di libertà che dimostra come si possa rimanere popolari pur rimanendo, profondamente e fieramente, se stessi.

Anche Ginevra di Marco, classe 1970, è riuscita ad attraversare vari generi musicali con una naturalezza disarmante ed è diventata nel tempo un punto di riferimento per la scena indipendente e alternativa del nostro Paese, distinguendosi per la sua rara intensità interpretativa. Il pubblico impara a conoscerla nel 1993, quando partecipa come ospite alle registrazioni di Ko de mondo, lo storico album d'esordio del Consorzio Suonatori Indipendenti (C.S.I.). Quella che doveva essere una semplice collaborazione si trasforma in una presenza permanente e diventa un pilastro della band. Da seconda voce si eleva a co-frontwoman, affiancando Giovanni Lindo Ferretti in un contrasto vocale indimenticabile. Questo cammino artistico proseguirà con successo anche nella successiva incarnazione del gruppo, i P.G.R. (Per Grazia Ricevuta). Alla fine degli anni Novanta, Ginevra Di Marco decide di esplorare nuove rotte, debuttando da solista con l'album Trama Tenue, un lavoro di spessore che conquista la critica specializzata e che le frutterà il Premio Ciampi e la Targa Tenco come miglior artista esordiente. Prosegue quindi sulla strada della ricerca e della contaminazione. Accompagnata dal musicista e compositore Francesco Magnelli, la Di Marco si immerge nella world music e nel recupero delle tradizioni popolari. Il suo repertorio diventa un viaggio che unisce il folk ai grandi maestri del cantautorato, da Fabrizio De André a Luigi Tenco, fino a Franco Battiato.

Da questo breve excursus sulle loro carriere emerge quindi una radice comune inconfondibile che unisce Nada Malanima e Ginevra Di Marco. Le due cantautrici condividono una "toscanità" sanguigna, un modo di fare arte autentico e coraggioso che non scende a compromessi. È una firma stilistica che unisce il rispetto per la tradizione e l'audacia della sperimentazione, l’arte dell’incontro che dà luogo a una forma di esplorazione intima. Condividono senz’altro un’idea di musica che non scende a patti con il mercato.

Venerdì 17 luglio al Teatro Romano di Fiesole, alle 21:30,  il pubblico si troverà immerso in una narrazione sonora, profonda ed emozionante, capace di muoversi tra le radici della canzone d'autore e le frontiere della sperimentazione.

Ad accompagnare le due artiste in questa esplorazione sonora interverrà una formazione di strumentisti eccezionali. Il pubblico sarà avvolto dalle trame della chitarra di Andrea Mucciarelli, dalle suggestioni ritmiche della batteria di Pino Gulli e dalle tessiture armoniche create dalle tastiere e dai magnellophoni di Francesco Magnelli, insieme al prezioso contributo di Andrea Salvadori al tzouras e alle corde.

Il risultato finale sarà un concerto che abbatterà le barriere generazionali e stilistiche, confermando la capacità della canzone italiana di emozionare e far riflettere, lasciando agli spettatori la sensazione di aver preso parte a una narrazione intima e potente.

Daniela Darone


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