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venerdì 23 agosto 2019

Arte sabato 07 aprile 2018 ore 11:00

Il Beato Angelico restituito a Firenze

Nella sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze in mostra un dipinto dell'Angelico poco noto e una tavoletta ex voto scoperta in un armadio



FIRENZE — Un capolavoro della storia fiorentina viene restituito alla città. È il Cristo crocifisso tra i santi Niccolò e Francesco, opera poco conosciuta del Beato Angelico risalente al 1430 circa ed esposta dopo il restauro, dal 10 aprile al 24 giugno, nella sede della Fondazione CR Firenze, in via Bufalini.

In esposizione per la prima volta anche una tavoletta ex voto della bottega di Jacopo da Empoli (1551-1640) restaurata anch’essa dopo essere stata fortunosamente ritrovata un anno fa nel doppio fondo di un armadio dell’archivio della Compagnia di San Niccolò di Bari detta del Ceppo,

Entrambe le opere sono state recuperate col contributo di Fondazione CR Firenze.

L’inaugurazione avverrà lunedì 9 aprile alle ore 18..

Il dipinto, su tavola sagomata, era esposto nella sagrestia dell’Oratorio della Compagnia, che si trova in via de' Pandolfini a Firenze. La chiesa appartiene alla Compagnia istituita nel Trecento e il cui nome deriva dall'uso di mettere le offerte attraverso una feritoia in un «ceppo» di albero cavo. Il dipinto presenta la figura del Cristo crocifisso tra i santi Niccolò e Francesco, inginocchiati ai piedi del Golgota. La prima notizia sull’opera risale al 23 ottobre 1564 ma l’attribuzione all’Angelico avviene solo nel 1909. L’opera sembra essere datata attorno al 1430, sia per un influsso masaccesco (evidente nelle figure dei santi, nell’illuminazione e nell’anatomia del Cristo), che per la vicinanza con l’Incoronazione del Louvre. Esposto a lungo nel Museo di San Marco, il Crocifisso è poi tornato nella sagrestia di San Niccolò del Ceppo, prima di essere sottoposto al restauro, che è stato eseguito dall’Opificio delle Pietre Dure.

La mostra, a cura di Ludovica Sebregondi, segna anche la conclusione di un ampio intervento di recupero dell’intera sede da parte della Fondazione CR Firenze costato complessivamente oltre 900.000 euro. Ha infatti interessato, a partire dal 2004, le opere d'arte, gli arredi e gli archivi. Nel 2016 è stato avviato il restauro del Cristo crocifisso, che, assieme alla tavoletta, al termine della mostra, tornerà nella sede originaria con l’allestimento dell’architetto Antonio Fara. Ai visitatori verrà donato un opuscolo illustrativo delle due opere e del loro contesto, curato da Ludovica Sebregondi, edito da Mandragora. Questa operazione si inserisce in un più ampio piano di restauro e valorizzazione di antichi oratori di Firenze e del territorio per i quali, negli ultimi 18 anni, Fondazione CRF ha stanziato complessivamente altri 735.000 euro, che si aggiungono ai 900.000 destinati al ‘Ceppo’.

Concepita sagomata fin dall’origine, nel 1611, l’opera è stata ridotta nelle dimensioni e, all’inizio del Novecento, il busto di san Francesco è stato sostituito da una copia. La parte originale è conservata al Philadelphia Museum of Art. L’intervento attuale si è proposto di recuperare un’immagine il più possibile vicina a quella originale, pur rispettando le tracce della storia conservativa e dei restauri precedenti. È stato inoltre recuperato, e viene presentato per la prima volta in questa occasione nell’allestimento curato dall’architetto Antonio Fara, il corretto rapporto proporzionale tra le figure anche attraverso il piccolo ex voto, di cui si conosceva l’esistenza e che era cercato dal 1985. Esso raffigura il Crocifisso prima dell’intervento di riduzione di primo Seicento ed è prezioso per conoscere la composizione della parete dell’altare in quel periodo. L’intervento sul Crocifisso ha limitato il più possibile le lacune trattate a ‘neutro’ risalenti al restauro Baldini, che producevano visivamente una frammentazione dell’immagine, conservandole solo nelle zone non ricostruibili. Le altre mancanze, comprese parti in oro, sono state reintegrate con la tecnica a tratteggio della ‘selezione cromatica’, riconoscibile da vicino, perché realizzata con colori puri giustapposti. Le porzioni mancanti dell’opera sono state ricostruite con inserimenti di legno, così da indicare chiaramente le dimensioni originali dell’insieme.



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