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Attualità giovedì 18 febbraio 2021 ore 14:39

Gli Uffizi comprano un capolavoro perduto del '500

Dell’opera si erano perse le tracce da secoli adesso diventerà una delle opere protagoniste delle nuove sale di prossima apertura nel museo fiorentino



FIRENZE — Le Gallerie degli Uffizi hanno ritrovato e acquistato l’Enigma di Omero, un dipinto del Cinquecento, da secoli ritenuto perduto.

L’opera è stata presentata nell’Auditorium Vasari del museo da Eike Schmidt, direttore delle Gallerie, Daniele Benati, professore ordinario di Storia dell’arte moderna e Direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Storici Artistici dell’ateneo bolognese, e dagli autori; all’iniziativa hanno preso parte anche il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e l’assessore regionale alla Cultura dell’Emilia Romagna Mauro Felicori.

Il Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt ha commentato “Il ritrovamento di questo dipinto è di tale importanza che, nell’occasione della sua acquisizione da parte delle Gallerie, ad esso è stato appositamente dedicato un libro, che presentiamo oggi insieme al dipinto. Se l’acquisto di un’opera ricordata nelle più antiche guide di Firenze è di per sé un intervento teso a proteggere il nostro patrimonio dalla dispersione, il volume è un’ulteriore prova dell’intensa attività di ricerca promossa dal museo”.

Il Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini ha aggiunto “Ringrazio a nome della Regione la Galleria degli Uffizi per questa importante acquisizione, che dà lustro alla tradizione artistica dell'Emilia-Romagna. Inoltre, conferma il grande rapporto di collaborazione tra le nostre realtà, che culminerà quest'anno nelle celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante. Un segnale concreto di fiducia e speranza in un periodo così drammatico per l'intero comparto della cultura, che vogliamo continuare a sostenere come ambito fondamentale delle nostre comunità”.

Il Presidente delle Regione Toscana Eugenio Giani ha concluso “L’acquisto di questo importantissimo dipinto di Bartolomeo Passerotti dà il senso di una Galleria degli Uffizi che si allarga sempre di più. Da un lato l’obiettivo è sviluppare il progetto degli Uffizi in Toscana con l’ esposizione delle sue opere in immobili di grande pregio, che diffondono il senso di attrazione verso la collezione in tutta la regione; dall’altro, quello di sviluppare l’illustrazione di un panorama di artisti italiano di assoluto significato e grandissimo prestigio, come testimonia questa acquisizione del pittore bolognese”.

L'opera del maestro bolognese Bartolomeo Passerotti era nota esclusivamente attraverso le descrizioni di alcune fonti storiche e alcuni disegni preparatori e d’après. Il primo biografo del Passerotti è Raffaello Borghini, che nella sua opera Il Riposo (1584) riporta una scrupolosa descrizione del dipinto: “un quadro grande in tela di colorito gagliardo a olio, dove sono in una barca i marinari che propongono l’enigma a Omero, che è sul lito; e da altra parte è una zingana e nel viso d’Omero ha il Passerotto ritratto se stesso e vi si veggono naturalissime l’acque del mare et alcune conche marine et un cane che par vivo”. 

Secondo la testimonianza dello stesso Borghini, il quadro si trovava nel palazzo del letterato fiorentino Giovanni Battista Deti, collezionista e dilettante d’arte, nonché membro fondatore dell’Accademia della Crusca col soprannome di Sollo e autore, fra gli altri, del primo Vocabolario della Crusca. Nel 1677 Giovanni Cinelli ricorda il dipinto nel palazzo di famiglia del senatore fiorentino Carlo Torrigiani in via Porta Rossa in casa, senza tuttavia riconoscervi la descrizione del Borghini e addirittura confondendo il soggetto rappresentato: un quadro “entrovi un Orfeo, che con la lira in mano trae alla riva dal mare una nave con cinque figure dentro, rapite dalla dolcezza ed armonia di quel suono, opera molto vaga”. Quindi dell’opera si smarriscono le tracce: negli studi moderni sul Passerotti, L’enigma di Omero era segnalato come perduto. Almeno fino ad oggi, quando il quadro è stato rintracciato proprio presso la famiglia dei discendenti di Carlo Torrigiani. 

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