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Firenze e l'inglese dal punto di vista storico

Le origini di influenza inglese a Firenze



FIRENZE — Firenze, un melting pot del XVIII e XIX secolo. Si sa che oggi Firenze ospita tantissimi anglofoni, sia residenti sia turisti. La bellezza della città, considerata ovunque uno dei più belli centri artistici e culturali del mondo, attira infatti migliaia di visitatori. Anche per questo motivo è importante, anche per chi possiede piccole attività, conoscere la lingua inglese, come confermano gli insegnanti madrelingua della scuola di inglese a Firenze Beccaria Wall Street English, che ogni giorno si trovano in contatto con fiorentini desiderosi di apprendere la lingua per motivi di lavoro. Ciò che in pochi sanno è che la città di Firenze vanta una lunga e proficua storia di relazioni con il mondo anglofono sin dal XVIII secolo. Anzi, a volerla dire tutta, è soprattutto merito degli inglesi se essa riveste, nell’immaginario collettivo mondiale, il ruolo di capitale artistica del globo. Dal 1750 in poi, infatti, la città accoglieva in sé moltissimi tedeschi, francesi e soprattutto inglesi: questo nutrito numero di “forestieri” corrispondeva, al periodo, a circa un terzo dei cittadini fiorentini totali. Non deve quindi sorprendere se personalità artistiche rinomate come Robert ed Elizabeht Browning (promotori del proprio club letterario a Casa Guidi in Via Maggio) o il celebre poeta Walter Savage Landor scelsero Firenze come proprio centro culturale dove risiedere.

Già nel 1729, a proposito della sensibilità artistica, Montesquieu faceva scherzosamente notare che, mentre gli inglesi cercavano di accaparrarsi opere d’arte italiane, gli italiani avrebbero piuttosto preferito vendere la propria moglie. La comunità inglese, infatti, era indubbiamente dedita al collezionismo e ciò è indice di un livello culturale notevole – non è una coincidenza che gli stessi inglesi scrivessero e leggessero abbondantemente. Collezionismo non necessariamente di opere d’arte, ma anche di immobili: è il caso di numerose residenze, al di fuori della città, che gli acquirenti anglosassoni avevano ottenuto dai precedenti proprietari medicei ormai in decadenza. Due esempi sono Villa Medici, a Fiesole, che nel 1772 viene acquistata da Lady Orford e viene ribattezzata Villa Spence, rimanendo in seguito proprietà inglese; e la Villa di Careggi, affittata dall’ambasciatore inglese Lord Holland nel 1845.

Ma chi per primo esportò questa “inglesità” a Firenze è sicuramente Sir Horace Mann. Strettamente imparentato con Horace Walpole, primo ministro di Giorgio I e Giorgio II d’Inghilterra, cominciò come segretario di legazione per arrivare, nel 1738, ad essere Ministro Britannico nella città. Mantenne il mandato sino a circa sessant’anni più tardi, partecipando alla transizione del granducato dai Medici ai Lorena.

Personaggio assai conosciuto e discusso a Firenze, Horace Mann organizzava dei ricevimenti a cadenza settimanale in cui il frivolo e l’intellettuale fluivano senza soluzione di continuità. Un fattore importante per i molteplici argomenti di cui i partecipanti discutevano, ma anche per l’implicito multiculturalismo dei partecipanti stessi. La stessa Lady Orford, oltre alle lodi di rito in favore del carattere di Sir Mann e dei suoi gusti in fatto di arredamento, sottolineava fieramente come Firenze fosse assai più «acconcia di Napoli o Roma alla vita di società» proprio per questo fermento multiculturale.

Oggi come allora, se non si vuole rimanere tagliata fuori dalla proficua interculturalità che caratterizza Firenze, è necessario sapere bene l’inglese. La città offre numerosi corsi di inglese, per esempio quelli offerti dalla scuola di inglese Wall Street English, dove gli insegnanti madrelingua rappresentano alla perfezione il melting pot moderno che, come ora sapete, trova le sue origini ben 300 anni fa. La scuola si trova in via Scipione Ammirato, 65 (ang. Via Capo di Mondo), Firenze.

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