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Attualità mercoledì 18 marzo 2020 ore 19:09

"Covid? Solo i detenuti al 41 bis sono isolati"

La criminologa Wilma Ciocci analizza la situazione delle carceri durante l'emergenza Coronavirus che impone misure di sicurezza contro il contagio



FIRENZE — Alcune regioni si stanno organizzando per creare luoghi da dedicare alla quarantena delle persone contagiate dal Coronavirus per garantirne l'isolamento. I penitenziari restano sotto osservazione e dopo le rivolte di inizio marzo l'attenzione torna nelle carceri per la presenza dei primi casi di contagio registrati nelle ultime ore.

La criminologa Wilma Ciocci, esperta in progetti di reinserimento sociale, contattata da Qui News Firenze, aveva anticipato un possibile scenario dovuto all'ingresso del Coronavirus nei penitenziari italiani (vedere articolo collegato).

La situazione è cambiata?

"Dal 22 febbraio scorso, quando il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria ha varato i primi provvedimenti per fronteggiare il rischio contagio da Coronavirus, si sono verificati i primi casi di positività anche fra i detenuti. E’ necessario ridurre il numero delle persone recluse per poter disporre le misure di isolamento sanitario, anche in via precauzionale".

E' possibile, visti il numero di detenuti, ipotizzare un isolamento in carcere?

"La quarantena in carcere è praticamente impossibile: gli unici che potrebbero stare in quarantena sono i detenuti in regime del 41 bis perché hanno una stanza singola con il servizio igienico. Ogni detenuto contagiato dovrebbe avere una stanza singola dotata dei necessari servizi individuali, mentre attualmente nelle carceri italiane il sovraffollamento sfiora il 120 per cento. In sei persone in una cella da dodici metri quadri, è praticamente impossibile rispettare le regole varate dal Governo. Siamo in emergenza ed anche il carcere deve rientrare nei provvedimenti emergenziali. Bisogna salvaguardare tutti: detenuti, operatori, infermieri, dottori, poliziotti, direttori, cioè tutti coloro che lavorano all'interno degli istituti. È necessario riportare la salute in carcere al centro delle politiche sanitarie, nazionali e territoriali".

Le misure alternative di detenzione consentirebbero di organizzare una quarantena?

"I detenuti in semilibertà potranno restare a dormire fuori dal carcere fino alla fine di giugno senza perdere giorni di licenza. Per i detenuti che devono scontare una pena dai sette ai diciotto mesi è previsto il ricorso ai braccialetti elettronici o altri strumenti tecnici. I braccialetti elettronici - ha detto il Ministero - saranno resi disponibili secondo un programma di distribuzione adottato dal capo dell’amministrazione penitenziaria in accordo con il capo del dipartimento di pubblica sicurezza, tenuto conto della capienza dei singoli istituti, del numero dei detenuti in misura restrittiva nonché delle concrete emergenze sanitarie rappresentate dalle autorità competenti. Non potranno godere di questa misura i condannati per reati ostativi, i delinquenti abituali, professionali o per tendenza, quelli sottoposti a regime di sorveglianza particolare e quelli privi di un domicilio idoneo. In più non ne potranno godere quelli che hanno avuto sanzioni disciplinari nell'ultimo anno e chi ha partecipato attivamente alle rivolte dei giorni scorsi. Il Governo stima che potrebbero usufruire di questa misura circa tremila persone. Un numero insufficiente per sperare di contrastare l’emergenza. E' necessario potenziare tutti gli strumenti per evitare contagi ulteriori ed accelerare i provvedimenti per permettere l’ uscita dei detenuti che rientrano nei termini di legge. L'amnistia ed in particolar modo l'indulto sono le uniche possibili strade da seguire. La salute è un diritto inviolabile, che deve trovare tutela da parte dello Stato, per non esasperare gli animi di persone già allo stremo per il trattamento a cui sono sottoposti".

Qual è la situazione sui dispositivi protettivi che interessano anche il personale?

"Ieri è arrivato il via libera da parte dell’Azienda sanitaria locale regionale per la produzione di circa 1.000 mascherine al giorno nelle carceri della Toscana, pronte a essere distribuite in tempi brevi, anche se si dovrà attendere che il parere dell’Asl sia confermato dall'Istituto Superiore di Sanità - questo quanto comunicato dal Ministero della Giustizia. Nel frattempo il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha disposto la consegna di 2.600 kit che dovrebbero essere composti da una giacca impermeabile con cappuccio, un pantalone impermeabile, due paia di scarpe in gomma, un paio di calze, una mascherina FFP3, un copricapo, un telo doccia, una giacca e un pantalone, tutti in tessuto non tessuto".


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