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Lavoro mercoledì 05 maggio 2021 ore 18:03

Contagi Covid a lavoro per oltre 3.000 fiorentini

Le denunce di infortunio sul lavoro da Covid in provincia di Firenze sono oltre 3.100, a lanciare l'allarme per i contagi è stata la Cgil fiorentina



EMPOLI — Sono oltre 3.100 le denunce di infortunio sul lavoro da Covid 19 presentate nella provincia di Firenze, 7 con esito mortale, sono i dati emersi durante una iniziativa sui contagi Covid nei luoghi di lavoro nell’Empolese Valdelsa organizzata dalla Cgil Firenze e andata in onda sul canale YouTube del sindacato.

Cgil ha lanciato l’allarme chiedendo ad Inail, Asl e istituzioni “un maggiore impegno ed un maggiore coordinamento in termini di attività di presidio del rischio contagio e non solo”. 

Sono 670 le denunce solo nell’Empolese Valdelsa (dati Inail).

“Nel territorio dell’Empolese Valdelsa, a fronte di un forte aumento generalizzato dei contagi tra la popolazione, c’è stato un aumento dei contagi nei luoghi di lavoro con la presenza o meno di alcuni focolai anche importanti, come quello verificatosi in una pelletteria dove l’80% dei lavoratori è rimasto contagiato. Nelle aziende del territorio sono stati sottoscritti diversi protocolli anti Covid: dove questi protocolli ci sono e funzionano la situazione è sotto controllo. Ma dove questo non è avvenuto e non si rispettano i protocolli e le norme, la situazione è molto più a rischio”, ha detto Elena Aiazzi di Cgil Firenze, che all’inizio del suo intervento ha ricordato la giovane madre morta sul lavoro in un’azienda tessile nel pratese: “Un fatto che ci ha sconvolto e che ha molto colpito l’opinione pubblica: sia da monito affinché istituzioni e aziende investano sempre più in sicurezza sul lavoro”.

Ha proseguito Aiazzi “E’ evidente che l’8 per cento dei controlli sulle aziende effettuati dal Dipartimento di Prevenzione della Asl Toscana Centro non siano sufficienti, e che questo servizio necessiterebbe di un forte investimento e di una forte riorganizzazione. Senza una stretta collaborazione ed uno scambio di informazioni tra le organizzazioni sindacali, in particolare gli Rls e gli Rlst dell’artigianato, dell’agricoltura e dell’edilizia, e gli organismi preposti alla sicurezza nei luoghi di lavoro, la prevenzione diventa ancora più difficile e ne fanno le spese le lavoratrici ed i lavoratori che rischiano ogni giorno di contagiarsi. Chiediamo a Inail, Asl e istituzioni un maggiore impegno ed un maggiore coordinamento in termini di attività di presidio del rischio contagio e non solo”.

All’iniziativa online di oggi sono intervenuti anche Alessio Falorni (presidente dell’Unione dei Comuni), Alessio Spinelli (Società della Salute Empolese Valdelsa-Valdarno), Michele Brignola (Direttore Inail Firenze), che ha fatto il punto sul numero delle denunce e ricordato l’importanza della prevenzione, e Tonina Iaia (Usl Toscana Centro, Dipartimento prevenzione Salute e Sicurezza sul lavoro), la quale ha spiegato come la struttura abbia fatto quasi mille telefonate con le aziende per spiegare come realizzare i protocolli anti Covid e circa 300 ispezioni (recentemente è stata chiusa una piccola azienda metalmeccanica che non aveva rispettato le norme). 

Tra i settori più sotto osservazione in questa fase, pelletteria ed artigianato-edilizia

Donatella Galgani (Filcams Cgil): “Nel commercio c’è una doppia preoccupazione: la prima per i clienti nei negozi e nei supermercati che spesso non mantengono misure di sicurezza, la seconda per la mancanza di controlli sui contingentamenti degli ingressi. Giusto che l’economia vada avanti, ma deve farlo in sicurezza: chiediamo di rafforzare i controlli in queste strutture”.

Maurizio Garofano (Fiom Cgil): “Nel settore metalmeccanico, all’inizio della pandemia c’era molta preoccupazione perché spesso nelle fabbriche mancavano i dispositivi di sicurezza. In seguito le aziende hanno fatto passi avanti, grazie all’opera di Rsu e Rls. Ora mascherine, guanti e protocolli di sicurezza ci sono, ma le aziende in vari casi tendono a far prevalere l’aspetto economico sulla salute. Sono molto arrabbiato perché le associazioni datoriali dovrebbero fare di più, in un’azienda abbiamo chiesto il contact tracing ma non sapevano nemmeno cos’era. Abbiamo lanciato diversi casi di allarme, serve più integrazione tra gli attori che si occupano di sicurezza sul lavoro”.

Paolo Grasso (Fp Cgil): “Nella sanità, il nostro territorio ha subito pesantemente le conseguenze in termini di contagi sia tra i lavoratori che assistiti. Il Covid ha fatto emergere tutte le contraddizioni e le carenze nel sistema delle Rsa. Come Funzione Pubblica da subito abbiamo denunciato che non erano strutture attrezzate in termini sanitari, perché non sono e non possono essere strutture sanitarie. La contrapposizione di gestione tra pubblico e privato ha causato un cortocircuito. Abbiamo provveduto ad accompagnare i lavoratori contagiati alla denuncia di malattia professionale anche in caso di asintomaticità, perché ad oggi non sappiamo quali potrebbero essere le patologie correlate nel tempo e come si potranno manifestare e con quali conseguenze. Inoltre poniamo la nostra attenzione su tutte le patologie di tipo psicologico basti pensare al burnout. Ad oggi inoltre stiamo assistendo ad un’attenzione forte di grossi gruppi sul nostro territorio per l’apertura di nuove strutture o a conversione delle stesse tramite progetti project financing, basti pensare a Montaione, Vinci e Castelfiorentino. Senza una cabina d regia territoriale e condivisa, si rischia di lasciare al business campo libero sulla salute. In sintesi chiediamo di prenderci cura di chi si prende cura con continua formazione e controlli periodici da parte di tutti i soggetti coinvolti”.

Giuseppe Dentato (Filctem Cgil) “E’ paradossale che mentre si parla di digitalizzazione del lavoro si debba assistere a morti sul lavoro come quella della giovane in una ditta pratese due giorni fa. Nei nostri settori della moda, del chimico e del tessile, laddove abbiamo trovato aziende disposte al confronto col sindacato, ci sono stati meno contagi. Nei settori di elettrico, acqua, gas abbiamo rilevato meno contagi se si opera all’aperto; dove si opera al chiuso, abbiamo condiviso con le aziende dei protocolli di sicurezza ad hoc anche attraverso il lavoro agile, che comunque sta portando altri tipi di problemi”.

Sabrina Calogera Leto (Fp Cgil, operatrice sanitaria) “Gli operatori sanitari sono stati i primi a fronteggiare la pandemia, costretti a combattere una battaglia senza armi: mancavano i Dpi e hanno lottato per averli. Lo stress fisico e psicologico di questi mesi non ce lo ripagherà mai nessuno. Se oggi vediamo un lento miglioramento nella situazione dei reparti Covid in ospedale, è per la zona rossa di settimane fa. Urge mettere in campo comportamenti responsabili: mascherine, distanziamento, igienizzazione”.

Empolese, focus sui contagi Covid sul lavoro
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