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Arte martedì 03 ottobre 2017 ore 11:05

Rinascimento giapponese agli Uffizi

Nella biblioteca della Galleria la prima mostra sull'arte giapponese corrispondente al periodo italiano dal primo Rinascimento agli inizi del Seicento



FIRENZE — Si è aperta agli Uffizi la prima mostra in Europa sull’arte giapponese corrispondente al periodo italiano dal primo Rinascimento agli inizi del Seicento. Paraventi pieghevoli e porte scorrevoli, molti dei quali sono considerati tesori nazionali giunti in prestito da musei, templi e dall’Agenzia per gli affari culturali del Giappone. 

Le opere, su carta e perciò delicatissime, sono 39 e vengono esposte a rotazione, tredici alla volta, per proteggerle da un'eccessiva  esposizione alla luce. Grandi pitture di paesaggio e natura, molte delle quali difficili da vedere anche in Giappone perché non esposte al pubblico, nel classico formato del paravento pieghevole (byōbu) e delle porte scorrevoli (fusumae). 

La mostra mette quindi in scena il periodo d’oro della produzione artistica giapponese, tra l’epoca Muromachi e l’inizio dell’epoca Edo (XV – XVII secolo), in cui emergono ideali estetici tra loro opposti e ancora oggi riconoscibili nel paese. 

Da una parte infatti la pittura monocroma ed evocativa, fatta di vuoti interrotti da linee essenziali e veloci, legata alla filosofia zen e alla cultura cinese, dall'altra la pittura più squisitamente giapponese, con fondi oro e campiture piatte di colore su cui si stagliano delicati elementi naturali.

Alcuni dei capolavori in esposizione a Firenze rappresentano paesaggi dalle atmosfere rarefatte e simboliche e sono stati realizzati da sommi artisti quali Hasegawa Tōhaku, Kaihō Yūshō, Unkoku Tōgan. Si confrontano con essi i dipinti della tradizione Kanō, rappresentanti fiori e uccelli, le quattro stagioni, luoghi divenuti celebri grazie alla letteratura e alla poesia, rappresentati con colori brillanti secondo le modalità dello yamatoe. 

Queste gioiose atmosfere, traboccanti gratitudine per le bellezze del creato, così come i caratteri zen riconducibili all’austerità, alla povertà, all’imperfezione, all’irregolarità di forme e materiali, esprimono una concezione della natura come specchio dell’animo umano già presente da secoli e definita con il termine mono no aware, “il sentimento per le cose”. Un insegnamento prezioso e uno spunto di riflessione anche per l’Occidente, per una riconsiderazione dell’ambiente e del rapporto dell’uomo con esso.

La mostra agli Uffizi corona il 150mo anniversario delle relazioni diplomatiche bilaterali tra Italia e Giappone, intraprese con la firma del Trattato di Amicizia e di Commercio il 25 agosto 1866.

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