Attualità Sabato 02 Maggio 2026 ore 10:21
Il gatto Pitagora fa le fusa al Meyer

Rosso, affettuoso e coccolone, è il primo felino da pet therapy a varcare la soglia dell'ospedale pediatrico fiorentino
FIRENZE — È rosso, affettuosissimo, coccolone ed è un generoso dispensatore di fusa. Il gatto Pitagora è il primo felino a varcare la soglia dell'ospedale pediatrico Meyer nell’ambito di un progetto di Pet therapy.
Il micio, che fa parte della scuderia a quattro zampe dell’associazione Antropozoa, questa mattina ha trascorso un paio d’ore in uno dei reparti più delicati: quello di psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza.
Il Meyer è stato il primo centro sanitario pubblico italiano ad ave introdotto la pet therapy, inserendo gli animali all’interno del protocollo sanitario: da 25 anni i cani dell’associazione Antropozoa, accompagnati dal loro operatore umano specializzato, sono diventati una presenza fissa nei corridoi, nei reparti, nelle stanze dell’ospedale, attesi da pazienti, famiglie e operatori.
Un progetto che si evolve con il primo ingresso di Pitagora, il primo felino a varcare la soglia dell'ospedale, dando il via ad una sperimentazione che lo vedrà protagonista una volta a settimana in un ambiente igienizzato prima e dopo la sua presenza. Il simpatico gattone rosso incontrerà i giovani pazienti individuati da un’equipe composta da medici, infermieri ed esperti.
Con Pitagora saranno sempre presenti due professionisti del settore: Francesca Mugnai, psicologa ed esperta di interventi assistiti con animali, e Alexis Gerakis, operatore di interventi assistiti con gli animali. Insieme a una squadra di veterinari ed etologi, il comportamento e benessere del gatto verrà costantemente osservato e monitorato.
"La presenza del gatto in molti contesti sociali e spesso nelle case, lo rende una figura familiare. - spiega il Meyer in una nota- Favorisce il contatto fisico creando situazioni di cure e di accudimento emotivamente intense, con la possibilità di instaurare una relazione fisica stretta, con effetti rassicuranti per il benessere emotivo. È indicato soprattutto per quei pazienti, come i pazienti con patologie psichiatriche, che hanno difficoltà a fidarsi e a creare legami. La relazione con il felino è spesso incentrata su attività di cura e di gioco, attivo o passivo. Il gioco incoraggia infatti la comunicazione e l’espressione, anche nelle dinamiche di gruppo, e produce benefici importanti, consentendo la creazione di un clima caloroso. I benefici si riflettono in modo trasversale sul piano cognitivo, emotivo e relazionale. La presenza dell’animale, in particolare del gatto, agisce come un potente mediatore capace di stimolare la motivazione all’apprendimento e di favorire un progressivo avvicinamento alla conoscenza di sé. In questo contesto, il paziente è portato a mettersi in gioco in modo spontaneo, rafforzando l’autostima e sviluppando una maggiore capacità di autocontrollo. L’interazione guidata contribuisce inoltre a promuovere una partecipazione attiva all’interno del gruppo, con traguardi graduali, rendendo visibile e concreto il processo di crescita"
"Sul piano cognitivo - prosegue l'ospedale pediatrico- le attività proposte favoriscono una stimolazione mirata delle funzioni cerebrali, con particolare attenzione alla memoria, sia a breve sia a lungo termine. L’interazione con l’animale diventa occasione per incentivare la comunicazione, verbale e non verbale, ma anche l’attenzione e la concentrazione, competenze spesso compromesse nei contesti di fragilità".
Benefici anche sul piano relazionale, in cui il gatto diventa "facilitatore sociale capace di favorire l’aggregazione e di stimolare le competenze interpersonali".
"La relazione con l’animale - conclude il Meyer-contribuisce ad accrescere il senso di autonomia e il piacere dell’interazione, in un’esperienza positiva e gratificante. Allo stesso tempo aiuta a distogliere l’attenzione da pensieri autoreferenziali e a ridurre i momenti di isolamento, canalizzando l’interesse verso stimoli esterni. In questo processo si rafforza anche la capacità di ascolto e si sviluppa una maggiore tolleranza alla frustrazione, elementi fondamentali per un adattamento più equilibrato al contesto terapeutico e sociale".
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