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Attualità Lunedì 05 Gennaio 2026 ore 18:55

Addio Kia, cane da pet therapy dei bimbi malati

Kia al lavoro
Kia al lavoro

Con gli operatori di Antropozoa, la cagnolina impegnata in varie realtà di cura ha portato per anni sorrisi e sollievo all'ospedale pediatrico Meyer



FIRENZE — Un talento naturale per la cura, un nasone sorridente capace di portare sollievo a tanti bambini malati: e ora c'è da dire addio al cane Kira, Flat coated retrivier che con gli operatori di Antropozoa era impegnata da anni in tanti interventi assistiti con gli animali, nella pet therapy insomma, in numerose realtà fra cui quella dell'ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

A loro, anche dinanzi a bisogni particolari, ha portato sorrisi, benessere, stimoli positivi con un fedele servizio che l'ha vista sempre presente, con energia, allegria e gioiosa disponibilità.

“Kia era speciale", racconta Francesca Mugnai, psicologa, esperta di interventi assistiti con gli animali e di terapie in natura, presidente di Antropozoa nonché l’umana che si prendeva cura di di Kia. "Aveva una dote naturale di attenzione, cura e dedizione nei confronti dell’essere umano, con una spiccata e innata capacità di capire il bisogno altrui". 

Francesca Mugnai con Kia

Francesca Mugnai con Kia

"Insieme al suo operatore umano Alexis Gerakis - prosegue Mugnai - era tra i cani più conosciuti e amati negli interventi che prestiamo all’interno dell’Aou Meyer, capace di entrare in tutti i reparti, anche i più sensibili, e stimolare i piccoli pazienti a una reazione che facilita e accelera la guarigione”.

Alexis Gerakis con Kia

Alexis Gerakis con Kia

"Quando c'è Kia, mi sento in famiglia"

“Una volta – ricorda Mugnai - una bambina, in ospedale da lungo tempo, ci ha detto: “Quando c’è Kia, mi sento in famiglia”. Kia era un membro della famiglia Antropozoa, ma anche della famiglia allargata e senza confini che accoglie chiunque abbia bisogno di un sostegno speciale che i nostri cani formati per la pet therapy possono donare”.

Ma sono state tante le storie vissute all’interno della psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, dove Kia era impegnata insieme alla sua squadra di operatori umani e animali.

I bambini erano i suoi compagni di quotidianità preferiti. Ha aiutato piccoli pazienti a rialzarsi dopo difficili interventi in rianimazione, li ha invogliati a riprendere a camminare con la scusa di farsi portare a fare una passeggiatina, a lanciare una palla, ad annusare i fiori nel prato. Ha stimolato sorrisi, ridotto stress, abbassato la percezione del dolore e della paura.

Kia

Kia

Flat coated retrivier, Kia è entrata nella famiglia di Antropozoa quando aveva due anni, destinata a una carriera agonistica, è stata accolta negli interventi assistiti con gli animali proprio grazie alle sue doti naturali di cura

"Si è fatta valere giorno dopo giorno nella pet therapy e ha fatto tanto di quel bene che sarebbe anche impossibile provare a contare le persone che hanno tratto benefici dalla sua presenza. È stata tutor di tanti studenti e ha permesso a molti cuccioli di imparare le buone regole di convivenza", ricorda Antropozoa.

Il lutto per la perdita di un animale

La perdita di Kia lascia un grande vuoto nel mondo degli interventi assistiti con gli animali: “Il lutto dell’animale – sottolinea ancora la psicologa Mugnai – è un dolore che a poco a poco sta trovando un riconoscimento sociale e che può avere effetti importanti sulla salute emotiva e sulle relazioni quotidiane". 

"Quando riguarda un animale che lavora, che ha un valore sociale e uno status riconosciuto, cambia: diventa un lutto collettivo che coinvolge quanti lo hanno visto passare, hanno vissuto e goduto della sua presenza per più o meno tempo”, prosegue.

Il cane di pet therapy o che ha comunque una funzione sociale, “lascia dietro sé qualcosa di più di un vuoto: lascia gratitudine per quello che ha fatto nella sua vita, rispetto, nostalgia. Perché ha un ruolo che supera la distinzione tra umano e animale”.



“Il lavoro va avanti, l’impegno dei nostri operatori umani e animali pure per proseguire una strada che la nostra Kia ha contribuito a tracciare con la sua spontaneità e la sua naturale predisposizione a prendersi cura dei suoi umani” conclude Francesca Mugnai.


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