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Salini (Webuild) “Pnrr sia modello strutturale, alleanza permanente Stato-imprese”

ROMA (ITALPRESS) – “Abbiamo vissuto la stagione di investimenti più intensa in Italia degli ultimi anni: nel 2018 gli investimenti pubblici erano al 2,1% del Pil, nel 2023 siamo risaliti al 3,2%, anche grazie al Pnrr. Sarebbe un peccato se questo slancio si esaurisse”. In un’intervista al Corriere della Sera, Pietro Salini, Ceo di Webuild, […]



ROMA (ITALPRESS) – “Abbiamo vissuto la stagione di investimenti più intensa in Italia degli ultimi anni: nel 2018 gli investimenti pubblici erano al 2,1% del Pil, nel 2023 siamo risaliti al 3,2%, anche grazie al Pnrr. Sarebbe un peccato se questo slancio si esaurisse”. In un’intervista al Corriere della Sera, Pietro Salini, Ceo di Webuild, traccia un bilancio del Pnrr e propone una forte alleanza tra governo e industria, insieme a una pianificazione adeguata degli investimenti in infrastrutture, affinchè la spinta del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza diventi strutturale. L’AD di Webuild parte dall’operazione Trevi per spiegarne le ragioni: “La nostra è una proposta industriale coerente con il percorso seguito fin qui, aggregando competenze italiane per costruire un campione internazionale. Nelle grandi opere la dimensione conta, ma ancora di più contano le competenze, che sono rare”. Interrogato sul rischio che la crescita dimensionale per acquisizioni possa creare una concentrazione eccessiva nelle mani di Webuild, Salini è netto: “Webuild lavora in tutto il mondo: abbiamo oltre 58 miliardi di portafoglio ordini e più del 65% dei ricavi arriva dall’estero. In Italia rappresentiamo solo il 2% del mercato delle costruzioni, le commesse italiane oggi sono il 37% del nostro fatturato e derivano da gare aperte a operatori italiani ed esteri. Questa scala internazionale e la capacità di competere rappresentano una piattaforma strategica per tutta la filiera italiana: oggi con noi lavorano nel mondo 17.500 imprese. Nel solo 2025 abbiamo assunto circa 15.000 persone, investito in innovazione in fabbriche anche nel Sud Italia”. Tornando al Pnrr, ribadisce: “Dobbiamo trasformare lo slancio portato dal Pnrr nella nuova normalità. Bisogna creare un’alleanza permanente tra governo, committenza, imprese e banche, per programmare insieme su un orizzonte pluriennale, prevedendo contratti capaci di adeguarsi quando cambiano le condizioni di progetto e di mercato e strumenti rapidi per risolvere le controversie tecniche. E’ la condizione perchè le imprese continuino ad assumere, formare persone, investire nella filiera, e perchè il Paese continui a costruire ciò di cui ha bisogno”. Riguardo al tema degli adeguamenti che ha messo Webuild sotto i riflettori, dopo la richiesta allo Stato di riconoscere i maggiori costi delle opere in corso, Salini precisa: “Abbiamo evidenziato la necessità dell’applicazione delle regole contrattuali esistenti e stiamo continuando a dialogare con RFI. E’ un tassello dello stesso discorso. Il fabbisogno di cassa di breve termine, pari a circa 2,1 miliardi, è collegato alla prosecuzione di cantieri in corso di esecuzione per conto della committenza pubblica e non è legato a necessità di cassa autonome del gruppo, che conferma le guidance per il 2026. Qualora non fosse stanziato e messo a disposizione quelle opere non potrebbero proseguire. Tra pagamenti scaduti e anticipi non erogati stiamo sostenendo una filiera fatta da migliaia di piccole e medie imprese. E necessario sviluppare la capacità di agire all’interno di un sistema Paese in ottica di competitività. E di gestire la variabile tempo per approvare e far partire i progetti”. Infine, indica la strada da seguire per sostenere lo slancio infrastrutturale avviato dal Pnrr: “Il divario infrastrutturale continua a pesare sulla crescita, come indicato nel discorso sullo Stato dell’Unione di Ursula von der Leyen. Questo è il momento giusto per una alleanza strategica ancora più stretta tra Stato e imprese affinchè la fragilità dell’Europa e dell’Italia diventi la molla per scelte coraggiose che guardano al futuro. Un Paese che non investe sulle proprie infrastrutture taglia competitività e welfare. In pratica taglia il futuro dei propri figli”, conclude. – Foto ufficio stampa Webuild – (ITALPRESS).

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