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Attualità martedì 09 giugno 2020 ore 18:35

L'addio a padre Rosito, testimone dell'alluvione

Nelle ore tragiche della mattina del 5 Novembre 1966 fu il primo a raggiungere il Cristo del Cimabue danneggiato dalla violenza dell’acqua



FIRENZE — Oggi pomeriggio in Santa Croce, ultimo saluto a padre Massimiliano Rosito, uno degli ultimi testimoni dei giorni drammatici dell’alluvione che colpì duramente le preziose opere d’arte del complesso monumentale e per lunghi anni punto di riferimento nella vita spirituale e culturale della città di Firenze.

“Ha speso la sua vita per aiutare i fratelli a incontrarsi e a incontrare il Signore attraverso l’arte e la cultura”, ha detto padre Franco Buonamano, ministro provinciale dell’Ordine dei Frati minori conventuali, che ha presieduto le esequie a cui hanno preso parte padre Paolo Bocci, rettore della basilica e numerosi confratelli. 

Padre Rosito, nato a Ferrandina, in provincia di Matera nel 1928, era stato insignito nel 2008 del Fiorino d’oro dal Comune di Firenze che oggi pomeriggio era rappresentato dall’assessore Alessandro Martini. Sono intervenuti anche il presidente del consiglio comunale Luca Milani e il consigliere della Città metropolitana di Firenze Nicola Armentano.

L’Opera di Santa Croce era rappresentata dai consiglieri Ludovica Sebregondi e Giulio Conticelli e dal segretario generale Stefano Filipponi.

La morte di padre Rosito è avvenuta nelle prime ore di domenica al Convitto ecclesiastico di viale Machiavelli. Divenuto frate a 21 anni nella famiglia francescana dei Frati minori conventuali e in seguito ordinato sacerdote a Roma, ha trascorso a Firenze, in Santa Croce, larga parte della sua esistenza terrena, svolgendo un ruolo di primo piano anche nei giorni drammatici dell’alluvione del 1966. Nel dicembre 2008 era stato insignito dal Comune di Firenze del Fiorino d’oro “per la sua preziosa attività nella direzione della rivista Città di Vita e per il suo intenso e proficuo rapporto, intessuto di tante occasioni di incontro, con la città”.

Padre Rosito si è impegnato attivamente per la conservazione e l’accrescimento del patrimonio artistico e culturale della Basilica. Nelle ore tragiche della mattina del 5 novembre 1966 fu il primo, a raggiungere il Cristo di Cimabue straziato dalla violenza dell’acqua e si prodigò con i confratelli per mettere in salvo quello che era rimasto dell’opera che sarebbe diventata il simbolo dell’alluvione. Padre Rosito ha seguito per decenni, la pubblicazione della rivista Città di Vita, straordinario luogo del dialogo tra il pensiero filosofico e teologico francescano e la cultura contemporanea.


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