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Attualità sabato 06 gennaio 2024 ore 06:30

La disabilità presa a pugni in faccia

Uno degli eventi di boxe al teatro Verdi
Uno degli eventi di boxe al teatro Verdi

Nasce dalla Sempre Avanti Firenze un progetto dedicato a persone con sindrome di Down e Parkinson basato sull'allenamento pugilistico



FIRENZE — La disabilità presa a pugni in faccia. A Firenze si fa grazie al progetto di boxe senza contatto varato dalla Sempre Avanti Firenze (Saf) la più antica palestra cittadini che è affliata dal 1904 alla Federazione pugilistica italiana - Coni. Nel cuore dell'Oltrarno, annovera tuttora tra i suoi atleti il già campione italiano professionista Dragan Lepei, sia dei supermedi che dei mediomassimi, il vice campione italiano dei dilettanti Drilon Thaci, sotto la guida esperta del maestro Cristiano Mazzoni.

Ebbene: la Saf ha varato un progetto basato sull'allenamento pugilistico e rivolto a persone con sindrome di Down e Parkinson. Con i debiti adattamenti, il training rappresenta una strategia innovativa contro disabilità e le malattie: "Si prevede un percorso personalizzato durante il quale il paziente viene sottoposto a sedute di movimento aerobico, per cui senza fatica, che ha il vantaggio di stimolare anche la neuroplasticità, come dimostrato recentemente dagli studi sulle malattie neurodegenerative", spiega una nota.

Sotto l’allenamento e guida, come l’allenatore Simone Vannuzzi, attuale campione italiano over 51 supermassimi, viene praticata un’attività motoria dedicata a persone affette da sindrome di down e da Parkinson che, con i necessari adattamenti, ricordano l’allenamento di un pugile: "Pugili che, dopo aver seguito uno stage di preparazione, entrano a pieno titolo nel team della palestra nella quale, grazie alla strategia innovativa importata dagli States, si allenano e si curano i malati", sottolinea Saf.

Grazie ad una mirata ginnastica che in qualche modo si richiama all’allenamento del pugilato (sport tra i più completi), si sviluppano la coordinazione dei movimenti, soprattutto tra braccia e gambe, e l’armonia muscolare: È una disciplina utile per il miglioramento di certe qualità che spesso si perdono sia per l’età che, appunto, in occasione di malattie neurodegenerative”, precisa il tecnico Massimo Aresti.

"Servono due sedute settimanali per almeno due mesi per vedere i primi risultati, il rallentamento della malattia rende la vita quotidiana più agevole: i pazienti sono in grado di muoversi e camminare in modo migliore, con più equilibrio", è l'effetto.

Anche dal punto di vista psicologico si hanno dei miglioramenti: “Il paziente si allena divertendosi: gli esercizi diventano quasi un gioco e durante la lezione il paziente quasi si dimentica la malattia, sentendosi inserito in una palestra frequentata da tanti atleti".

Saf nel cuore d'Oltrarno

"In questo quartiere, in via della Chiesa nell’Oltrarno – ha sottolineato il maestro Cristiano Mazzoni, sempre all’avanguardia nell’organizzare eventi e riunioni di pugilato come quelle al Mandela Forum, all’Estraforum di Prato e al Teatro Verdi di Firenze – la boxe non rappresenta solo uno sport agonistico ma riveste anche un ruolo sociale, attraverso il coinvolgimento sia dei giovani che degli anziani, quale strumento per un corretto stile di vita". 

Il progetto della boxe senza contatto come disciplina per allentare e nel ridurre i sintomi della malattia di Parkinson, per i disabili e per i ragazzi affetti dalla sindrome down, ed è un esempio in tal senso: "Le persone non più giovanissime, le donne e i bambini, che praticano il pugilato 'dolce' hanno tantissimi benefici, sia fisici che spirituali. E’ come un metodo fitness che fa bruciare le calorie, perdere peso, attraverso l’attivazione del metabolismo, aumento della muscolatura, miglioramento della respirazione e della circolazione. Migliora l’agilità e l’equilibrio perché lo scopo è quello di rimanere in piedi cercando di atterrare l’avversario", fanno sapere da Saf.

"In questo momento in cui si riscontrano azioni di bullismo anche nelle scuole, questa disciplina insegna che anche in uno sport di difesa personale si può lasciare da parte la violenza, utilizzando modalità e tecniche che coinvolgono maggiormente lo spirito e l’equilibrio. Ma serve anche ad aumentare l’autostima, aiuta a socializzare e combattere la timidezza, aumenta la concentrazione e scava nello spirito tirando fuori le capacità morali del ragazzo", si spiega.


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