Dalla Stamperia Braille toscana, unica struttura pubblica del settore in Italia, ogni anno escono circa 1.000 volumi in braille per gli studenti toscani ipovedenti o non vedenti: con questo risultato la realtà nata a Firenze nel 1926 e oggi della Regione taglia il traguardo del suo centenario.
La produzione che assicura piena accessibilità a studentesse e studenti con disabilità legate alla vista avviene sia su carta che in formato digitale. Annualmente sono circa 150 i libri scolastici prodotti in braille per un totale, appunto di circa 1.000. Non solo, perché la stamperia via via alimenta costantemente il suo catalogo librario composto da circa 4.000 titoli di testi in braille di vario contenuto: letteratura, saggi scientifici, manuali, testi di opere musicali.
Dal 2024 la Stamperia ha formalmente esteso il servizio agli studenti universitari residenti in Toscana, consegnando già dei volumi universitari in braille e degli allegati grafici tattili.
Un secolo di storia, una realtà unica
La Stamperia Braille di Firenze nasce nel 1926 per opera di Aurelio Nicolodi, il fondatore dell’Unione Italiana Ciechi. Era una realtà innovativa già per l’Italia di allora, un istituto dove dare istruzione e formare professionalmente alle persone non vedenti dalla nascita, o a quelle che lo erano diventate per effetto di traumi.
Dopo la guerra infatti c’era un alto numero di persone che tornarono dal fronte avendo perso la vista: tra queste, lo stesso Nicolodi.
Nel 1979 la Regione Toscana ha assorbito la Stamperia, divenuta l’unico esempio di struttura pubblica in questo ambito in Italia.
La stamperia utilizza il Codice Braille inventato a metà dell’Ottocento da Louis Braille per le persone cieche o ipovedenti: un metodo di lettura e scrittura attraverso il tatto che si basa su puntini in rilievo organizzati in una piccola cella di 6 punti con 64 diverse combinazioni possibili. Toccando questi puntini con le dita, si possono leggere lettere, numeri e simboli.