Cultura

"Broken" ottanta frammenti in mostra

A Palazzo Strozzi, prestiti provenienti dalle più importanti istituzioni internazionali, attraversando epoche e geografie diverse

A Firenze è appena iniziata la nuova grande mostra a Palazzo Strozzi dal titolo accattivante “Broken. Il potere del frammento”, visitabile fino al prossimo 24 gennaio 2027, allestita dalla Fondazione Palazzo Strozzi in collaborazione ed in progetto congiunto con la National Gallery of Art di Washinton, che poi inaugurerà oltreoceano dal marzo al giugno del prossimo anno con un allestimento appositamente calibrato sullo stesso tema.

Sui manifesti che tappezzano la città, sulla copertina del bellissimo catalogo edito da Marsilio Arte splende la sensualità di un naso e di due labbra. Appartengono ad Akhenaton, faraone che introdusse una nuova religione basata sul culto del solo dio Aton, il disco solare. La sua rivoluzione religiosa fu duramente contrastata e si rivelò effimera.

Pochi anni dopo la sua morte, i suoi monumenti furono occultati o abbattuti, le sue statue spezzate o riciclate e il suo nome cancellato dalle liste reali.

Eppure, quel frammento scultoreo e gli altri settantanove provenienti da tutto il mondo che vengono proposti al pubblico e che vanno dal terzo millennio al presente, pur nella loro evidente incompiutezza, attraggono per la loro forza estetica, per ragioni psicologiche, sociali e riescono a trasmettere un senso opposto, compiuto, intenso, evocando al contempo fascino e seduzione, compassione ed empatia.

La mostra riunisce prestiti provenienti dalle più importanti istituzioni internazionali, tra cui il Metropolitan Museum di New York, Il Louvre di Parigi, il British Museum di Londra, il Museo Archeologico di Atene, Il Museo Nazionale Romano, l’Archeologico di Firenze, il Nacional de Antropologia di Città del Messico.

Attraversando epoche e geografie diverse la mostra fiorentina abbraccia la storia dell’uomo in tutti i continenti ed ospita opere dei principali maestri della storia dell’arte, tra cui Michelangelo con il suo bozzetto di nudo femminile in terracotta chiara, Antonio Canova con un busto in gesso, Giovanni Pisano con frammenti in marmo apuano del monumento funebre a Margherita di Brabante, Auguste Rodin con “L’homme qui marche” in bronzo ed artisti contemporanei come Huma Bhabha, Louise Bourgeois, Francesco Vezzoli, Adrian Villar Rojas, Danh Vo e Robert Gober, che hanno assunto il frammento come punto di partenza per nuove possibilità espressive.

Il percorso espositivo conduce attraverso momenti cruciali della storia, come le riforme religiose e le guerre, la Rivoluzione francese, i conflitti mondiali e l’alluvione di Firenze del 1966, consentendo un’ampia riflessione sul valore politico che tali frammenti hanno assunto con la loro rottura.

“Ci stupiremo tutti davanti agli ottanta frammenti scultorei e davanti alle loro storie così appassionanti, sarà una esperienza davvero speciale.” Ha dichiarato Kaywin Feldman, Direttrice della National Gallery of Art di Washington “Le sculture frammentate, mutilate rispecchiano il nostro tempo, un mondo segnato da rivolgimenti e dall'incertezza, eppure queste forme sopravvissute, suggeriscono anche la resilienza, la possibilità, cioè, che la bellezza e i significati emergano da ciò che è stato fatto a pezzi".

La mostra è curata da C.D. Dickerson III, da Andrew Sears e da Arturo Galansino, uno degli artefici del successo che negli ultimi anni hanno portato così tanti visitatori nelle sale di Palazzo Strozzi tutte le volte che la Fondazione ha organizzato grandi allestimenti come quello precedente dedicato a Rothko o quelli riservati al Beato Angelico, ad Anish Kapoor, Marina Abramovic, Olafur Eliasson e così via.

Stavolta, citando l’artista Arturo Martini, tocca ai frammenti “La scultura moderna vive ormai solo nei frammenti, nei dettagli, nei piccoli pezzi in cui l’artista è riuscito a salvare un calore divino. Il monumento intero è quasi sempre un cadavere, il frammento, invece respira ancora”.

di Marco Burchi

Marco Burchi
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