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sabato 23 settembre 2017

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

Destra e sinistra

di Libero Venturi - domenica 14 maggio 2017 ore 08:00

Destra e sinistra

La distinzione aveva a che fare sopratutto con "l'uguaglianza". La gente di destra storicamente pensava che occorressero diseguaglianza e competizione per progredire. Il popolo di sinistra, alla rovescia, ha sempre teorizzato l'uguaglianza come motore di crescita sociale ed equilibrata. E semmai l'emulazione, invece della competizione. Poi le cose si sono complicate un po'. Innanzitutto a sinistra l'uguaglianza si è ritenuto meglio concepirla nella fase stimolatrice di partenza e non in quella, altrimenti livellatrice, di arrivo. Inoltre è bisognato far andare d'accordo uguali e diversi per valorizzare giustamente le differenze: diversamente uguali o ugualmente diversi. Nel frattempo una certa sinistra estremista ha teso a sovrapporsi ad una certa destra radicale e viceversa, come se la storia fosse compresa entro un cerchio ininterrotto. Compresa si fa per dire, perché poi i populismi, sovrapponendosi al popolo, hanno raccolto e gonfiato tutto ciò, trasformando la democrazia in demagogia e non ci si è capito più un cazzo di niente.

Destra e sinistra così sono diventati una tautologia. È di destra ciò che sta a destra e di sinistra quello che si trova dall'altra parte. In mezzo c'è il centro che, come l'universo, non si sa di preciso se si restringe o si dilata. E quale delle due cose convenga. Ci sono perfino buontemponi che teorizzano il sopra e il sotto. Magari arriveranno pure i fautori ciarlatani dell'obliquo, se non sono già all'opera. Anche il linguaggio non aiuta, obbedisce a questa politica o ne viene influenzato. Il linguaggio è affatto parziale e sicuramente conservatore. Un esempio? Prendiamo proprio "destra" e "sinistra". Diciamo "destreggiarsi" per descrivere una qualche particolare abilità o, comunque, la capacità di cavarsela. Invece si usa il termine "sinistro" per dire di persone e cose poco raccomandabili oppure per indicare un incidente: ha avuto, c'è stato, ha provocato, ha subito un sinistro. E con "tiro mancino", s'intende un brutto scherzo o peggio, giocato a qualcuno. Infine si dice "dare il destro" nel senso di offrire un'opportunità, alzare una palla da schiacciare o mettere in rete: basta non confondersi perché, a seconda dello sport, gli effetti della messa in rete sono opposti. Ma tant'è. Oltretutto anche nella vita non si offre mai il sinistro. Nemmeno i mancini lo fanno. Siamo una maggioranza silenziosa di destrorsi.

Per fortuna nella differenza tra destra e sinistra c'è di mezzo anche la "fraternità" o "solidarietà", sempre fondamentale per arginare il diffondersi di razzismi, xenofobie e simili banalità del male. Oggi come oggi tornate molto in voga, sopratutto a destra. Oggi come ieri. E poi la "libertà" perché, come ne "La fattoria degli animali" di Orwell, gli uomini sono tutti uguali, ma ci sono uomini più uguali degli altri, specie a sinistra, oltre a pisani e fiorentini. Ed è la libertà la regolatrice dell'uguaglianza. Ma anche viceversa. Perché, come l'uguaglianza, anche la libertà è spesso presa a pretesto per cose inqualificabili: come la libertà di tutti gli inculapopoli alle varie latitudini. Per capirsi, quella raffigurata nelle vignette di Altan del famoso ombrello che ti ritrovi in quel posto: qualcuno ti ce lo pianta e non ti puoi nemmeno agitare, faresti il suo gioco. Devi solo sperare che almeno non si apra. Ecco diciamo che se sei di sinistra -e non di destra- non devi necessariamente prenderlo nel posto di cui sopra, ma, sopratutto, non dovresti, mai e poi mai, trovarti dalla parte di chi tiene l'ombrello.

La Cina

"Quando viene Mao, tanta pastasciutta a tutti!" diceva, al Bar La Posta, "Cucciolo", un uomo "semplice", con due orecchie a sventola come il nano, da cui il soprannome. Il buffo è che era alto, oltre che secco come un uscio. Povero, allampanato "Cucciolo", si capiva che la pastasciutta doveva essergli mancata e non credo solo quella. Pure il secondo non doveva essere stato né ottimo, né abbondante. E, forse, anche un po' di comprendonio difettava. Erano gli anni sessanta e la Cina era vicina. Quella di Marco Bellocchio al Festival di Venezia. Che poi era più una storia incrociata di corna.

Mao è venuto e se n'è andato, la Cina è qui, ma lascia il tempo -e il mercato- che trova. Anche "Cucciolo" non s'è più visto. Chissà dov'è e se ancora vive. E, anche se no, chissà dov'è comunque. Se è in vita spero si possa concedere perfino qualche indigestione e, se no, che gli sia almeno toccato un paradiso di pastasciutta. Sempre che il paradiso esista, beninteso.

Ci resta Berlusconi: quando viene, anzi quando e se torna, dentiere gratis a tutti! Così promette. A tutti gli over 60, naturalmente, ma ci rientro bene. Dalla pastasciutta alle dentiere, passando per il comunismo -cinese- ed il mercato. L'orizzonte si restringe, ma si specializza. Resta ancora intorno alla tavola di pochi e davanti alla fame di molti.

Oggi come ieri ci sono partiti di pochi che pretendono di rappresentare molti e partiti di molti che si riducono a rappresentare pochi. Occorrerebbe un partito di molti che rappresentano molti. Semplice. Forse sarebbe andato bene anche a "Cucciolo".

Libero Venturi

Pontedera, 14 Maggio 2017

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Questa "genialata" di chi sta da una parte o dall'altra dell'ormai classico ombrello "altaniano" in culo, con rispetto parlando, per distinguere destra e sinistra, mi chiedo se è davvero un mio parto creativo. Non è che l'ha già detta Michele Serra? Tanto per rammentarne uno bravo, accidenti anche a lui. Tutto è già stato scritto, anche le segate. Be', per onestà intellettuale ho palesato il dubbio. Diciamo così: se questa cosa l'ho inventata io, bravo. Se invece è di altri, prendetela come una colta citazione e non un plagio. E se no, a proposito di ombrello, prendetevela tutti in quel posto. Sempre con rispetto parlando.

Libero Venturi

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