Morì per trasfusioni di sangue infetto, e 48 anni dopo arriva da parte della Corte d'appello di Firenze la condanna al ministero della salute a risarcire i familiari, il marito e la figlia, con quasi un milione e mezzo di euro.
La donna era affetta linfoma non Hodgkin di tipo B, il tumore che la portò alla morte nel 1994 insorto in conseguenza di una epatite C contratta dopo emotrasfusioni infette risalenti al 1978.
Il contenzioso era iniziato nel 2013 ed era anche approdato in Cassazione, da dove però era stato disposto in rinvio in appello in riassunzione.
Quando la signora morì, la figlia aveva appena 10 anni. Anche per questo la sentenza dei giudici ha riconosciuto - oltre al danno biologico terminale patito dalla vittima - anche il danno da decesso subìto dai congiunti.