Cronaca

Segregata e costretta a prostituirsi

Era venuta in Italia attratta dalla promessa di un lavoro, ma atterrata all'aeroporto è stata prelevata, privata dei documenti e fatta prigioniera

Segregata in una stanza, costretta a prostituirsi e soggiogata con riti vudù. L'incubo, per una donna originaria della Nigeria, è durato due anni, dal 2015 al 2017. Periodo in cui i suoi aguzzini, una coppia di suoi connazionali, l'hanno tenuta segregata nella loro casa a Scandicci. All'epoca dei fatti i due avevano due figli minorenni e un altro in arrivo.

La coppia è stata arrestata dai carabinieri. L'uomo è finito in carcere in esecuzione di una misura di custodia cautelare disposta dal gip, mentre la donna si trova ai domiciliari. 

Secondo quanto ricostruito, la vittima sarebbe arrivata in Italia attratta dalla promessa di un lavoro. 

Quando si trovava ancora Nigeria la donna avrebbe incontrato un procacciatore che, dopo averla sottoposta a u rito vudù e impegnata a pagare col proprio lavoro le persone che l'avrebbero aiutata in Italia, le ha fornito supporto logistico (un telefono cellulare, i biglietti dei due voli aerei e la somma di 1.500 euro).

La vittima, una volta giunta all’aeroporto di Milano, nell'ottobre ottobre 2015, ha quindi contattato il numero memorizzato nel telefono che le era stato fornito. Qui è stata prelevata e poi portata nella casa di Scandicci, privata dei documenti e chiusa a chiave in una stanza.

Una vera e propria segregazione durante la quale ha subito maltrattamenti, minacce di morte, abusi e riti vudù. La donna è poi stata costretta a prostituirsi per poter pagare la coppia, che pretendeva da lei una somma complessiva di 50mila euro.

I reati contestai alla coppia sono riduzione in schiavitù, violenza sessuale, tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione.