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giovedì 19 luglio 2018

Spettacoli mercoledì 20 aprile 2016 ore 10:52

​Il Maggio apre con Iolanta

Foto di: Krzysztof Bieliński (fonte ufficio stampa Opera Firenze)

L'ultima opera di Pëtr Il'ič Čajkovskij inaugura la 79esima edizione. L'allestimento del regista Mariusz Trelinski presenta una versione più macabra



FIRENZE — Teschi di cervi, alberi sradicati. Un'ambientazione inattesa per l'opera che apre il 79esimo Maggio Fiorentino.

La Iolanta di Treliński va in scena dal 28 aprile al 5 maggio all'Opera di Firenze. Il cartellone del Maggio prosegue con Lo specchio magico di Fabio Vacchi e Albert Herring di Benjamin Britten. 

Mai rappresentata dal Maggio a Firenze, Iolanta è un titolo raro nelle stagioni dei teatri italiani mentre è molto più presente nei cartelloni stranieri. A proposito del titolo d’apertura, il coordinatore artistico Pierangelo Conte ha affermato: “Iolanta s’inserisce nel filone della nostra proposta artistica che ha sempre guardato con particolare attenzione verso le opere di rara rappresentazione e in particolare verso la produzione musicale russa. Ricordiamo la clamorosa rappresentazione di Guerra e Pace di Prokof’ev al Festival del Maggio del 1953 nella prima assoluta fuori dai confini russi nonché ovviamente le grandi edizioni della Dama di Picche, oppure Onegin che fu diretto qui da Mstislav Rostropovič, e poi L’amore delle tre melarance, Il matrimonio al convento entrambe di Prokof’ev, La leggenda dell’invisibile città di Kitez di Rimskij-Korsakov, il Naso di Šostakovič, ilBoris Godunov e la Kovanscina di Musorgskij”.

La scena, che il libretto ambienta in un castello di caccia della Provenza di fine ‘400, tra roseti e dame e cavalieri, è stata trasfigurata dallo scenografo Boris Kudlička in una stanza dalle pareti aperte, con appesi i teschi dei cervi uccisi, circondata da un bosco spettrale dove gli alberi sono sradicati: una metafora della condizione di Iolanta, la figlia del re René, che "vive celata in questo luogo con la sua vecchia nutrice [...] quasi dal giorno della sua nascita", come cantano il guardiano del castello e la moglie. Una prigione dorata, un castello inaccessibile se non a persone autorizzate e avvertite che "in sua presenza occorre guardarsi dal menzionare la luce e la bellezza di tutto ciò che vedono i nostri occhi".



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